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VISTO DALLA CITY/ Tassi, Fed in rallentamento con Bce e Giappone ancora espansivi

Pubblicazione:domenica 7 febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento:domenica 7 febbraio 2016, 19.17

Il presidente della Fed, Janet Yellen (Infophoto) Il presidente della Fed, Janet Yellen (Infophoto)

Joseph Amato, presidente e chief investment officer, equities, del gestore Neuberger Berman, dice che “la Fed potrebbe prevedere altri tre rialzi dei tassi per il 2016, ma riteniamo che l’attuale traiettoria sarà molto più graduale.”

La Cina sta indubbiamente rallentando, ma “non c’è un rischio significativo di collasso economico”, aggiunge. E la recente volatilità dei mercati azionari sembra avere scarsa relazione con quanto accade nell’economia sottostante.

Lo scorso mese il presidente della Bce, Mario Draghi, ha cercato di rassicurare gli investitori dicendo che la banca centrale ha a disposizione gli strumenti necessari per immettere nuova linfa vitale nella decotta economia dell’eurozona.

Anche se la prima reazione dei mercati è stata positiva, non sono mancate le critiche di coloro che avanzano dubbi circa l’efficacia della politica monetaria. “C’è un limite molto chiaro a ciò che la Bce può fare e raggiungerà”, ha detto l’ex presidente della Bundesbank Axel Weber, ora al vertice della banca svizzera Ubs. “Il problema è che la politica monetaria ha ampiamente fatto il suo corso,” ha aggiunto.

Anche per Alberto Gallo, head of macro credit research di Royal Bank of Scotland, la banca centrale europea è a corto di munizioni.  “Ci sono tre modi per far funzionare il quantitative easing,” ha scritto Gallo sul Financial Times. Il primo è “l’investimento pubblico”. Secondo l’analisi dell’economista, “un piano credibile e coordinato, unito al Qe, potrebbe offrire il segnale giusto per far partire l’investimento privato”. Ma nella Ue manca coordinazione e non si vedono interventi chiari. Il piano Juncker da 315 miliardi di euro per dare un impulso alle infrastrutture e creare lavoro e crescita non è chiaro, dice Gallo, aggiungendo che Stati Uniti e Regno Unito hanno parzialmente risolto il problema attraverso le “public-private partnerships” in cui investitori privati si affiancano allo Stato negli investimenti nell’economia.

“Il secondo modo per far funzionare il Qe è intervenire sui mercati del capitale in Europa in modo che la liquidità della banca centrale arrivi alle piccole e medie imprese,” spiega Gallo. E la terza soluzione è attrarre gli investimenti privati attraverso una combinazione di riforme e sconti fiscali.

Ma senza azioni concrete da parte dei governi dell’eurozona la politica monetaria della Bce rischia di diventare inefficace, conclude lo stratega della Rbs.



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