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CROLLO BORSE/ Ad Atene -7%, la Grecia torna all’incubo del 2012

Crollo borse: Atene è arrivata a perdere il 7% trascinata a fondo dalle banche. Pesano le trattative ancora non risolte con la Troika. La Grecia torna all'incubo del 2012

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CROLLO BORSA ATENE Meno sette per cento ha registrato - con scambi pari a 50 milioni - la Borsa di Atene verso le 14 ora di Atene. Dopo il nulla di fatto nelle trattative con la Troika i mercati si aspettavano una battuta di arresto nelle contrattazioni di borsa. Ma non prevedevano una caduta libera soprattutto delle azioni delle quattro banche sistemiche che hanno registrato un meno 20%. Gli stessi funds che avevano partecipato alla ricapitalizzazione delle banche, ieri hanno venduto le loro azioni ed hanno calcolato delle perdite che vanno dal 50% al 60% del capitale investito. Lo spread è schizzato verso quota mille.

Si assiste nuovamente allo scenario del giugno 2012 quando il Paese stava attraversando una pesante crisi politica nel bel mezzo del periodo tra due elezioni quasi consecutive. Indubbiamente, sostengono gli analisti, lo stallo nelle discussioni con la Troika, partita venerdì scorso, i continui mormorii - accompagnati da velate minacce- circa nuove elezioni anticipate, le proteste di piazza - concluse per il momento - e le minacce di bloccare il Paese da parte degli agricoltori che venerdì prossimo “invaderanno” Atene, hanno creato un clima di estrema incertezza tra gli investitori, i quali preferiscono abbandonare il mercato ateniese.

E, a meno che il governo non decida per la linea dura, gli agricoltori sono decisi a non abbandonare la lotta che potrebbe estendersi per tutto il mese di febbraio, con conseguenze economiche e politiche disastrose. Nel frattempo il governo sta prendendo tempo in attesa del prossimo EuroGroup, si prepara per la strategia dell’ipotetica “soluzione politica” sui capitoli ancora aperti con la Troika e sta elaborando un “piano B” per la riforma delle pensioni che equivale a un ulteriore taglio degli assegni: fino a due settimane fa il ministro del lavoro aveva dichiarato che un loro ulteriore taglio non era nell’agenda del governo. Ma non aveva fatto i conti con la rigidità dei creditori. (SC)

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