BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ L'attacco all'Italia negato dal Governo

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Siamo certi di non meritare il trattamento che l’Europa e i mercati ci stanno riservando? Siamo certi che un Paese dove la classe politica rappresenta il livello più basso possibile dell’apparato dirigente della nazione possa permettersi di alzare la voce con Bruxelles o Berlino? E poi, al netto dei senatori già con il trolley in mano al giovedì pomeriggio, siamo certi che anche Padoan e Renzi stiano dicendoci tutta la verità su quanto sta accadendo?

Partiamo da un dato: con il timore per le banche, alcuni correntisti stanno spostando i loro soldi dagli istituti privati alle Poste, di fatto lo Stato attraverso Cassa depositi e prestiti. Una certezza, quindi. Mica troppo, visto che lo scorso novembre la Cdp rilevò da Eni una quota di Saipem. E cosa ha comportato questa mossa, tra aumenti di capitale e mercati in tonfo? Sul crollo delle azioni del 3 febbraio, l’agenzia Radiocor ha calcolato la perdita latente dell’investimento del Fondo strategico italiano (Fsi) della Cassa depositi e prestiti (Cdp), che poco prima che iniziasse l’aumento aveva annunciato di avere chiuso l’acquisizione da Eni del 12,5% di Saipem. Il passaggio di mano della quota era stato definito tra ottobre e novembre, quando le azioni della società di servizi petroliferi guidata da Stefano Cao viaggiavano a quotazioni decisamente più alte, tra 8 e 9 euro. Ecco perché oggi il Fondo strategico della Cassa presieduta da Claudio Costamagna e guidata dall’ad Fabio Gallia si è trovato costretto a pagare un prezzo molto più elevato rispetto agli attuali valori di Borsa: 463,2 milioni per il 12,5% della società, ossia 8,4 euro per titolo circa. Ebbene, stando i calcoli di Radiocor, sulla base dei prezzi del 3 febbraio, su quell’investimento il fondo della Cdp accusa una minusvalenza teorica di 373 milioni. Soldi persi, soldi anche dei depositari alle Poste, di fatto. E anche venerdì scorso, Poste Italiane ha scontato un bel -5,45% in Borsa, quinto titolo peggiore dell’indice.

Ma restando sempre in zona di grandi successi economici di Stato, potremmo parlare di Fincantieri, collocata lo scorso giugno al minimo della forchetta di prezzo, ovvero a 0,78 euro per azione. Bene, venerdì è arrivata a 0,32, un bel -58%. Il mercato, a vostro modo di vedere, non userà questo benchmark per valutare in anticipo nuove, possibili privatizzazioni e quotazioni? Ma c’è dell’altro che rimane rinchiuso nella segretezza delle sale trading e non finisce sui giornali. Parlo di una bella subordinata junior di Monte dei Paschi, denominata IT0004352586, la quale ha un ammontare di 2,160 miliardi di euro e taglio minimo 1000 euro, di fatto come un Bot. Se per caso dovesse succedere qualcosa, esattamente come accaduto a Etruria e alle altre tre banche popolari, questa emissione sarebbe in prima linea per finire risucchiata nel meccanismo dibail-in. Parliamo, ripeto, di 2,160 miliardi di euro. Peccato che se così fosse, la trasformazione di quel bond in azioni spazzerebbe via l’intero Monte dei Paschi: chi ha in mano quell’obbligazione? Piccoli risparmiatori, magari raggirati o grandi speculatori che sperano nel colpaccio? Anche questa volta Consob e Bankitalia si muoveranno quando ormai sarà troppo tardi?


COMMENTI
08/02/2016 - la corda stretta al cappio! (antonio petrina)

Non è che c'è un burattinaio dietro i burocrati teutonici che ,pur di far le bizze al ns Draghi,gli lanciano un siluro di avvertimento ? Ecco cosa rispose il ns Carli all'esimio Savona, sul vincolo esterno della burocrazia europea,riportata dal fogliante del 26 u.s. "Accetto la corda,ma tengo la mano stretta nel nodo!"

 
08/02/2016 - Grazie Bottarelli (Giuseppe Crippa)

Splendido articolo, mancano solo nomi e partiti degli 8 senatori rimasti ad ascoltare Padoan fino alla fine del suo intervento (o dei 18 presenti all’inizio).