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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ L'attacco all'Italia negato dal Governo

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Come vedete, sono tante le cose che governo e Mef non dicono pubblicamente e che i giornali tacciono con piacere e devozione verso palazzo Chigi. Peccato che ora siamo alla resa dei conti, visto che il Corriere della Sera, nello stesso giorno in cui Padoan rispondeva solitario al Senato, ha pubblicato un retroscena decisamente interessante e che metterebbe sotto una luce completamente diversa i crolli dei titoli bancari italiani di queste settimane. Nel luglio scorso, infatti, poco dopo l’ennesimo scossone greco, a Berlino si sarebbe riunito il Consiglio degli esperti economici e nell’arco di due settimane avrebbe approvato un rapporto speciale di 53 pagine, con quattro voti a favore e uno contrario. In Italia la notizia non arrivò nemmeno. Quindici giorni fa, però, il ministro delle Finanze tedesco, il nostro caro amico Wolfgang Schäuble, ha dato il suo appoggio a quel piano. E cosa comporta? Estende gli stessi principi dalle banche agli Stati e al rapporto fra le prime e i secondi: in caso di crisi, prima di consentire qualunque salvataggio, pagano i creditori.

Non devono più potersi aprire reti di sicurezza per i titoli di Stato senza il sacrificio dei risparmiatori e degli investitori, dunque le banche esposte sul debito pubblico del loro Paese sono tenute a regolarsi di conseguenza. È il corrispettivo per gli Stati delle norme già in vigore per le banche: sospensione del versamento di interessi e del rimborso dei titoli se un Paese chiede un salvataggio europeo. Insomma, deve finire il privilegio concesso ai titoli pubblici nella regolazione bancaria. Boom! Avete la minima idea di cosa potrebbe comportare l’ok a questo progetto per le nostre banche, già sotto pressione?

Sul tavolo c’è l’ipotesi che gli investimenti fatti in titoli di Stato inizino a erodere il capitale delle banche non appena la loro esposizione in debito pubblico del loro Paese superi il 25% del patrimonio. In sostanza, visti gli oltre 400 miliardi di titoli del Tesoro detenuti dagli istituti italiani, le nostre banche dovrebbero accantonare denaro contro eventuali perdite per circa il 70% del loro portafoglio di titoli di Stato. In alternativa, dovrebbero vendere buoni italiani e magari comprarne di più solidi, per esempio i tedeschi. Pensate che il mercato non anticiperà le mosse, operando sui nostri titoli e sul nostro spread, il quale - non a caso - da almeno quattro sedute sta lentamente ma costantemente risalendo? E non c’è tanto tempo a disposizione, perché il mese prossimo e in giugno due gruppi di lavoro dell’eurozona presenteranno rapporti che precisano e declinano il progetto: di fatto, siamo già in fase operativa.

Signori, per quanto Renzi e Padoan lo neghino siamo sotto attacco, dei mercati e dell’Ue. Occorre che il Paese resti unito, occorre superare stupide divisioni di area o di partito e cercare di salvare il salvabile. Dicendo la verità, però. E, magari, non solo in 18 come al Senato giovedì scorso. 

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COMMENTI
08/02/2016 - la corda stretta al cappio! (antonio petrina)

Non è che c'è un burattinaio dietro i burocrati teutonici che ,pur di far le bizze al ns Draghi,gli lanciano un siluro di avvertimento ? Ecco cosa rispose il ns Carli all'esimio Savona, sul vincolo esterno della burocrazia europea,riportata dal fogliante del 26 u.s. "Accetto la corda,ma tengo la mano stretta nel nodo!"

 
08/02/2016 - Grazie Bottarelli (Giuseppe Crippa)

Splendido articolo, mancano solo nomi e partiti degli 8 senatori rimasti ad ascoltare Padoan fino alla fine del suo intervento (o dei 18 presenti all’inizio).