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SPY FINANZA/ L'attacco all'Italia negato dal Governo

Pubblicazione:lunedì 8 febbraio 2016

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

A volte per guardare in avanti a capire cosa ci aspetta è salutare fare un passo indietro. Bene, quello che vi propongo oggi non è poi così lungo, visto che si riferisce a qualcosa accaduto soltanto giovedì scorso. Quel giorno, infatti, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha riferito al Senato rispetto al sistema bancario italiano e alle turbolenze che lo stesso sta attraversando sui mercati da qualche settimana a questa parte. Vediamo cosa ha detto. «Il settore bancario è stato interessato nelle ultime settimane da volatilità che ha colpito i mercati globali. La presenza dei crediti deteriorati nei bilanci delle imprese bancarie in misura superiore a quella che si registra altrove viene additata essere fattore che sta penalizzandolo il settore bancario». Nulla di nuovo. Poi, la difesa: «L’orientamento dei mercati sembra, e non solo a me ma anche a molti analisti indipendenti, non commisurato alla realtà economica delle banche italiane che da sotto molti punti di vista sono più sicure di quelle di altri Paesi. Le banche italiane risultano molto meno esposte verso le economie emergenti, meno esposte rispetto agli strumenti derivati, meno esposte al settore immobiliare».

È vero, ma Padoan ha dimenticato un particolare che diverrà fondamentale nella seconda parte dell’articolo: le detenzioni di debito sovrano. Proseguiamo. Per Padoan, «il sistema bancario italiano è solido e negli anni peggiori della congiuntura economica ha affrontato la crisi senza far ricorso agli ingenti aiuti di Stato messi a disposizione dai contribuenti degli altri Paesi dell’Unione europea, una prassi vietata dal primo agosto 2013. Il dibattito delle settimane scorse si è concentrato su 201 miliardi di sofferenze, ma è opportuno ricordare che non è questo il valore che pesa sul bilancio delle banche, perché sono state fatte svalutazioni e accantonamenti a copertura di questa esposizione». Vero anche questo, peccato che se le sofferenze nette sono oggi pari a 88 miliardi e non 201 miliardi, un livello di garanzie superiore alla media europea, il ministro Padoan si scorda di far notare le valutazioni un po’ ottimistiche di quelle svalutazioni, visto che a fronte di un pattern storico di recupero di crediti deteriorati del 20%, alcuni istituti - stranamente quelli che stanno pagando un prezzo più alto agli scossoni borsistici - hanno calcolato un 40-50% di recupero nel calcolo del loro accantonamenti.

Per finire, Padoan ha sottolineato come «occorre una fase transitoria nell’applicazione delle norme europee sul bail-in delle banche, durante la quale bisogna aumentare la consapevolezza dei risparmiatori e la vigilanza e introdurre strumenti per affrontare singoli problemi ed evitare che crisi circoscritte abbiano effetti sistemici». Peccato che l’Ue abbia già detto no, senza possibili ripensamenti. Fine della cronaca.

Eppure Padoan non era andato in Senato di sua spontanea volontà, era lì per rispondere alle interrogazioni dei parlamentari sul sistema bancario e sullo stato della finanza pubblica. Bene, sapete quanti senatori erano presenti in aula mentre Padoan parlava? 18 su 321, di fatto solo chi aveva presentato un’interrogazione. Sul finale dell’intervento del ministro, i parlamentari erano rimasti in 8 e l’aula è stata aggiornata alle 12 di martedì prossimo, dopo le vacanze di Carnevale. D’altra parte, le perdite di valore delle azioni delle banche italiane a oggi hanno raggiunto solo i 35 miliardi, è normale che ci siano altre priorità. Il Carnevale, ad esempio. Le primarie del Pd. Oppure ancora il Ddl Cirinnà e la sua fiera del piagnisteo legislativo.


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COMMENTI
08/02/2016 - la corda stretta al cappio! (antonio petrina)

Non è che c'è un burattinaio dietro i burocrati teutonici che ,pur di far le bizze al ns Draghi,gli lanciano un siluro di avvertimento ? Ecco cosa rispose il ns Carli all'esimio Savona, sul vincolo esterno della burocrazia europea,riportata dal fogliante del 26 u.s. "Accetto la corda,ma tengo la mano stretta nel nodo!"

 
08/02/2016 - Grazie Bottarelli (Giuseppe Crippa)

Splendido articolo, mancano solo nomi e partiti degli 8 senatori rimasti ad ascoltare Padoan fino alla fine del suo intervento (o dei 18 presenti all’inizio).