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SPY FINANZA/ "L'attacco frontale" a Italia (ed Europa del Sud)

Pubblicazione:martedì 9 febbraio 2016

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Complimenti a Beppe Sala, trionfatore alle primarie per il candidato sindaco di centrosinistra (sic) di Milano e un applauso al trasformismo di Beppe Grillo sulla questione del Ddl Cirinnà, veramente un capolavoro di equilibrismo politico. D'altronde, oggi in Italia non si parla d'altro, fatto salvo il campionato di calcio e il Festival di Sanremo. Peccato che invece qualcosa sia successo nel corso del fine settimana, un qualcosa strettamente connesso agli ennesimi tonfi borsistici di ieri. 

In un articolo pubblicato sul quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung dal titolo "Europe at a crossroads" (L'Europa a un bivio), i banchieri centrali di Francia e Germania hanno dichiarato quanto segue: «La Banca centrale europea non è nelle condizioni di creare una crescita a lungo termine per i Paesi dell'Ue. L'eurozona ha bisogno di un'accelerazione sulle riforme strutturali e un ministro delle Finanze della zona euro per ottenere quella crescita sostenibile ancora lontana». Vecchio tema, per carità, ma oggi - con le tensioni borsistiche ai massimi - potrebbe essere la volta buona per una discussione che alla fine sfoci in qualcosa di concreto già a partire dall'Eurogruppo e dall'Ecofin previsti a Bruxelles per giovedì e venerdì. Ovvero, il commissariamento coatto delle politiche fiscali dei vari Paesi sotto coordinamento del nucleo forte che si stringe attorno alla Germania e ai Paesi del Nord. 

Il timing, d'altronde, è perfetto: guarda caso, è riesplosa la crisi della cosiddetta periferia dell'Ue, spread compresi, nonostante il front-load degli acquisti della Bce. E proprio la Banca centrale europea e il suo operato è finito nel mirino dell'articolo firmato dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann e da Francois Villeroy de Galhau della Banque de France, a detta dei quali «la Bce non ha raggiunto l'obiettivo di inflazione al 2% per tre anni consecutivi ed è molto improbabile che ci riesca ora con il crollo del prezzo del petrolio, la crescita economica poco brillante e i salari fermi. Anche se con la sua politica monetaria ha fatto molto per la zona euro, non può creare una crescita economica sostenibile». Da qui l'idea del ministro delle Finanze europeo, un'idea non del tutto nuova come ho già detto e che fu lanciata per la prima volta, guarda caso, nel 2011 per un coordinamento politico della crisi economica dopo i salvataggi di Grecia, Irlanda e Portogallo. «Un'integrazione più forte - sostengono i due banchieri centrali - potrebbe ripristinare la fiducia nella zona euro, favorendo lo sviluppo di strategie comuni e una crescita costante». 

Insomma, nonostante il governo neghi, l'Europa del sud nel suo insieme è sotto attacco un'altra volta. La Germania vuole chiudere i conti, anche per mascherare i suoi fallimenti, da Volkswagen alla gestione criminale del capitolo profughi e non farà prigionieri questa volta, visto che Angela Merkel pur di salvare la pelle politica ha venduto l'anima al diavolo, attaccando ieri in maniera frontale i raid russi sulla Siria e schierandosi sulla medesima posizione di Usa, Arabia Saudita e Turchia. Insomma, spalle ben coperte per la ex signorina della Germania Est. Ma basterà? 

Questo grafico ci mostra come il rischio bancario europeo, di fatto la copertura sul rischio di controparte, sia al massimo da tre anni, ma che a tracciare in coupling l'andamento ci sia il credit default swap di Deutsche Bank, casinò di derivati ambulante di cui però nessuno si preoccupa di parlare, presi come siamo dalla fusione Bpm-Banco Popolare e dalla bad bank. 

 


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COMMENTI
09/02/2016 - Attacco a Italia. (delfini paolo)

Grazie per l'interessantissimo articolo.Comunque con la ue e l'eurozona non ci sarà alcuna crescita per i popoli Europei,solo un lento ma drastico impoverimento, per la gioa degli speculatori finanziari e dei loro camerieri che invece si faranno sempre di più i loro beati affari.