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FINANZA E POLITICA/ Così la Germania blocca la nostra ripresa

Pubblicazione:martedì 1 marzo 2016

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Nel 2009 il G-20 fu importante perché luogo dove l’America, colpita dalla crisi del 2008, chiese l’aiuto della Cina per sostenere la domanda globale e la propria ripresa. Pechino lo diede, forzando la crescita, ma chiedendo in cambio la sostituzione del G-7 come centro della governance mondiale con un G-20 inteso come cornice per un co-dominio G2 sinoamericano del pianeta. Washington lo concesse, degradando l’alleanza con Giappone ed europei perché vagoni e non locomotive. 

Il G2 sinoamericano durò poco, fino al 2012, per eccesso di divergenze geopolitiche. Infatti, dal 2013, l’America, che intanto aveva riparato il proprio locomotore, iniziò a costruire un’area di mercato nel Pacifico (Tpp) e una euroamericana (Ttip) che escludono la Cina, di fatto ridando importanza al G-7. 

Il G-20 del 2016 è presieduto da una Cina che è ormai una locomotiva grippata sia per surriscaldamento dovuto alle forzature degli anni passati, per esempio la bolla finanziaria, la sovraccapacità e un debito degli enti locali arrivato al 250% del Pil, sia per una concentrazione eccessiva del potere nelle mani di Xi Jinping, che ha aumentato gli errori gestionali invece di ridurli. Da un lato, il G-20 non è irrilevante perché comunque luogo di dialogo e, nello specifico, occasione di accordi per evitare che una Cina in destabilizzazione e decrescita peggiori la sua situazione e il contagio. Dall’altro, non è un luogo per soluzioni di convergenza multilaterale al problema della stagnazione globale. 

Ce n’è un altro? L’unica locomotiva in moto è l’America, la Cina non potrà esserlo a lungo, il Giappone è fermo: la sola area con potenziale forza motrice di scala mondiale è l’Europa. Pertanto una soluzione di traino e stabilizzazione finanziaria del pianeta potrà venire solo da una convergenza G-7 dove europei e Giappone crescano di più, tirando il resto dell’economia mondiale affinché altre nazioni emergenti o nei guai, compresa la Cina, possano stabilizzarsi e contribuire alla futura crescita complessiva. 

Ma l’Europa germano-centrica non mostra di voler prendere politiche veramente espansive pur le euronazioni in stagnazione con rischi di recessione perché la domanda globale è insufficiente. Possiamo sperare in una ripresa naturale dei mercati che eviti il peggio, ma senza la locomotiva euroamericana, integrata da Tokyo, resterà incerta. 


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