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TAGLIO TASSE?/ I "buchi" nel piano di Renzi

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Pier Carlo Padoan (Infophoto)  Pier Carlo Padoan (Infophoto)

La dinamica dei consumi intermedi e dei redditi da lavoro dipendente continua a essere molto limitata. La ripresa sulla base dei dati dello scorso Def è sostanzialmente congelata allo storico. Dopo la pronuncia della Consulta sulla necessità di rinnovare i contratti nel pubblico impiego, con la prossima legge di stabilità bisognerà vedere quante risorse saranno destinare per questo obiettivo. Su queste voci va comunque attuato un controllo della spesa pubblica, ma non la definirei una spending review.

 

Ridurre le detrazioni per tagliare la spesa equivale a un aumento delle tasse. È un’operazione sensata?

Negli anni scorsi si era parlato più volte di un taglio delle detrazioni fiscali, ma poi questa possibilità è sempre stata rimossa dal tavolo della politica. Questo perché alcune voci che risultano come spesa pubblica quali le detrazioni, una volta che sono cancellate finiscono per essere percepite dai cittadini come aumenti di imposta. Se vuole qualificarsi come un esecutivo che riduce le imposte, certamente il governo non potrà ridurre le detrazioni. A meno che non lo faccia nel corso del 2018, quando scatterà la riduzione delle aliquote Irpef. A quel punto infatti si potrà ottenere un risultato di neutralità fiscale, in quanto si riducono contemporaneamente le aliquote e le detrazioni. In questo modo quantomeno i cittadini non avranno un aggravio.

 

(Pietro Vernizzi)



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