BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA E POLITICA/ Sapelli: ecco come salvarci dopo il flop di Draghi

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Ma vi è un problema assai più grave ed è quello della mancata crescita economica e quindi della mancata benemerita ascesa del tasso di inflazione (l’inflation targeting di cui discettava Ben Bernanke). Di più: la deflazione continua invece a manifestarsi e ad aumentare, lasciando sgomento qualsivoglia monetarista che crede ancora e sempre nel ruolo salvifico della moneta. La circolazione monetaria si rivela essere non solo un segmento e non il tutto dell’accumulazione capitalistica, ma addirittura un ostacolo a essa quando si separa dall’economia reale.

È ciò che è accaduto sinora con eccessi di liquidità uniti a eccessi di risparmio in una tipica trappola che avevamo già visto scattare in Giappone più di trent’anni or sono e che esigenze geopolitiche hanno costretto - sotto la spinta degli Usa - ad affrontare seriamente per uscire, appunto, da una stagnazione con deflazione. Una trappola che ciò che rimane dell’Occidente non può permettersi più di fronte al crescere aggressivo della Cina: un Giappone forte economicamente è condizione per il suo riarmo. Del resto quest’ultimo è impossibile senza ripresa della crescita e la fuoriuscita dalla deflazione. Questo vale per il Giappone come per l’Europa.

Nessuno ha tuttavia superato per tempismo e intensità il modello Federal Reserve. Ma di qui, comunque, le politiche monetarie non ortodosse delle banche centrali sotto forma sia di Quantitative easing, ossia di acquisto a manetta di titoli di stato e di sostegno delle banche. sia di abbassamento dei tassi di interesse, con le conseguenze che ben conosciamo Ossia la crescita non si realizza e si rimane a piè fermo nella stagnazione, con piccoli rimbalzi di qualche decimale con un segno zero sempre innanzi. E questo perché se vogliamo che si innesti un percorso di crescita sostenibile occorre favorire un massiccio processo di investimenti che creino posti di lavoro e buoni profitti, così da porre su nuove basi la domanda interna. Oggi, invece, essa si restringe sempre più, per effetto delle politiche deflattive incentivate dalla prevalenza del blocco teutonico su tutto il sistema economico europeo.

Sir Mervyn King, già Governatore della Banca d’ Inghilterra, ha scritto in “The End of Alchemy” delle pagine che per i più saranno sconvolgenti, ma che disvelano a tutti il dramma in cui siamo immersi e che nessuna Banca centrale da sola potrà mai risolvere da sola. Sir King è spietato e afferma che la creazione dell’euro fu innanzitutto il risultato di un progetto politico franco-tedesco per imporre una politica di austerità continentale diretta a rafforzare il potere delle due nazioni egemoni dell’Europa e che ne avevano determinato in gran parte la storia. La Francia mancò il suo scopo perché l’euro - e soprattutto la sottrazione di sovranità da parte dell’eurocrazia a dominazione teutonica - ne fiaccò le forze e la ridusse a ciò che è oggi: una nazione destinata alla decadenza e che cerca la sua rivincita in una serie di avventure africane che peggiorano anziché migliorare, sia la sua situazione che quella europea, come dimostrano le crisi da migrazione che scuotono oggi l’Europa come fa il vento con un albero disseccato e che sta per sbriciolarsi. Sia il Quantitative easing, sia le politiche di tassi di interessi negativi sino a oggi hanno prodotto certo una temporanea difesa dinanzi all’esplodere di una crisi innanzitutto finanziaria di grandi proporzioni, ma di fatto hanno consentito di prendere tempo, non di andare alla radice del male.