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FINANZA E POLITICA/ Sapelli: ecco come salvarci dopo il flop di Draghi

Pubblicazione:venerdì 11 marzo 2016

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Il male non è oscuro: il male è l’eccesso di risparmio per eccesso di speculazione finanziaria puntando tutto sulle esportazioni e provocando anche la recessione della stessa Cina che oggi non riesce a passare da un’economia tipicamente comunista fondata sugli investimenti in beni strutturali a forte indebitamento delle imprese statali a un’economia fondata sul consumo di massa, su imprese private e su lavoratori inurbati.

È fallito il modello che anche Draghi ha condiviso sperando di occultarlo con le eterodossie monetarie: è fallito il modello della cosiddetta crescita fondata sull’esportazione a discapito della domanda interna. Le politiche monetarie non riescono a invertire la discesa della stagnazione secolare che abbiamo iniziato a percorrere con l’unificazione monetaria europea, con la Germania che trascina nel suo surplus commerciale una catena di nazioni che finanziano a debito ciò che non possono più finanziare con il lavoro dipendente ben pagato e una politica di valorizzazione del profitto industriale anziché della rendita finanziaria. L’ora della verità è giunta e ora tutti si scagliano contro Mario Draghi.

Non bisogna sbagliare obbiettivo: Draghi non è stato l’Arcangelo Michele e ora non deve divenire un Cavaliere dell’Apocalisse. Egli è fautore di una politica economica senza sbocco che in ogni caso tuttavia è stata ed è meno negativa dell’ordoliberalismo e della deflazione sostenuta dalla cultura dominante tedesca e dall’accademia economica mondiale dominante. La sua politica, così come quella accademicamente dominante, poteva e doveva essere contrastata da una politica come virtù dei migliori, ossia del contemperamento e non dell’eliminazione degli interessi nazionali in un’Europa che invece con favole tecnocratiche e giochi si specchi ha offeso e umiliato i principi di una libera e forte crescita economica sull’altare di una filosofia dell’algoritmo.

Molti l’hanno condannata a parole, compreso Matteo Renzi, ma non sono riusciti a imporre nei fatti il suo superamento, a cominciare dalla non attuazione del fantomatico Piano Juncker che è solo servito a far rieleggere Juncker stesso contro il volere degli inglesi più avvertiti e scettici che mai dinanzi alle alchimie - appunto - lussemburghesi e le incertezze subalterne delle socialdemocrazie europee.

Qualsiasi decisione possa prendere la Bce deve essere chiaro che essa deve essere pertinente, se vogliamo tornare a crescere, con un insieme di politiche anti-austerità che devono conservare il nocciuolo del processo unitario europeo, ossia la moneta unica, ma devono rimettere in gioco i Trattati ridonando - sul modello Usa - libertà di bilancio alle nazioni europee, pena il disfacimento dell’Europa medesima. Dobbiamo cambiare tutta la concezione prevalente in economia politica nel Vecchio continente. Ce lo chiedono anche le decine di migliaia di migranti che premono alle nostre frontiere e che non possono essere trattati senza misericordia. Ma la misericordia deve divenire politica e politica di accoglienza fondata sulla nuova crescita dell’economia. Solo in tal modo in questi tempi terribili salveremo ciò che dell’Europa può ancora essere salvato.



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