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SPY FINANZA/ Cina e Ungheria, le nuove "manovre pericolose" sui mercati

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Ma attenzione, perché se la Cina proseguirà nella sua transizione dell'economia da industriale a basata su consumi e servizi, continuando quindi a porre pressione sui creditori del settore manifatturiero, la situazione generale potrebbe degenerare rapidamente e richiedere alla Banca centrale un esborso di denaro devastante. Il grafico a fondo pagina ci mostra infatti che un quarto delle aziende cinesi indebitate attualmente non riescono a coprire le proprie spese per interessi annuali, una dinamica destinata ad auto-alimentarsi e peggiorare se il prezzo delle commodities non tornerà a salire in maniera sostenuta. 

Pensate che solo in Cina si dia vita a esperimenti di manipolazione statale del mercato? Vi sbagliate, un esempio ce lo abbiamo vicino a casa, per l'esattezza in Ungheria, dove la Borsa valori - controllata a maggioranza proprio dalla Banca centrale, in quello che si sostanzia come un lievissimo conflitto di interesse - ha appena approvato una nuova strategia per aumentare i nuovi collocamenti e attrarre nuovi investitori, il tutto per affiancare gli sforzi del governo di migliorare l'economia. La National Bank of Hungary, stranamente guidata dal fidato alleato del Premier, Gyorgy Matoski, lo scorso novembre ha infatti comprato una quota di maggioranza della Borsa, ennesimo aiuto di Stato a un'economia che stagna: ma cosa significa questa mossa in concreto? La garanzia statale, attraverso la Banca centrale, sugli assets a rischio, un qualcosa che è stato implicitamente o esplicitamente la norma in molti altri Paesi dopo la crisi del 2008 ma che in Ungheria si sostanzia in una negazione assoluta del concetto stesso di libero mercato, visto l'intreccio inestricabile di interessi convergenti tra governo, Banca centrale e mercato azionario. 

D'altronde, negli ultimi tre anni Matoski ha aiutato in ogni modo le politiche di Viktor Orban, operando più di un taglio dei tassi di interesse e dando vita a un enorme piano di finanziamento per prestiti. La nuova strategia avrà un arco temporale di quattro anni, fino al 2020 e punterà ad aumentare i collocamenti per bloccare la dinamica di calo delle partecipazioni agli scambi registrata negli ultimi anni, proprio in contemporanea con l'inizio del ritiro delle misure espansive da parte della Banca centrale. In cambio, quest'ultima ora baserà tutta la sua attenzione sulle equities: il mercato azionario ungherese, infatti, lo scorso hanno è cresciuto del 44% e attualmente trada al massimo da 6 anni, ma ha una capitalizzazione molto più bassa di alcune altre piazze azionarie dell'Est Europa, ha scarsi nuovi collocamenti e i volumi di scambio rimangono sotto i livelli pre-crisi. 

Ma attenzione, perché l'azzardo politico è grande, almeno a livello di previsione di budget e di spesa: la riforma si ripromette infatti di portare cinque nuovi collocamenti all'anno e, soprattutto, di aumentare la capitalizzazione di mercato dal 20% attuale del Pil a circa il 30%. Insomma, si vuole migliorare la performance economica pompando artificialmente il mercato azionario. Il tutto, in un contesto che ha visto svanire l'effetto del bazooka rassicurante di Draghi nell'arco di quattro ore in Borsa giovedì, con rendimenti negativi ovunque e un livello di indebitamento da mani nei capelli. Fossi ungherese, sarei parecchio preoccupato. Anche perché il debito sovrano ungherese è di categoria junk dal 2011 a causa proprio delle politiche economiche di Orban e dell'alto indebitamento statale e proprio quest'anno ci si attende che riconquisti l'investment grade grazie ai miglioramenti dei fondamentali. 

Un'altra bolla azionaria è in formazione? Statene certi, soprattutto se quel rating IG verrà garantito a Budapest e spalancherà le porte della Borsa magiara prima alla speculazione e poi all'ondata di parco buoi internazionale pronto a farsi tosare, quando la ciccia sarà già stata spolpata dall'osso. Signori, stiamo parlando della Borsa ungherese a garanzia statale, un misto tra Stalin e i Chicago Boys. E poi dicono che non esiste l'eugenetica.  

 

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COMMENTI
12/03/2016 - Ungheria (delfini paolo)

L'Ungheria fa benissimo invece, con la scusa di voler "tutelare il libero mercato" le Banche Centrali della maggior parte dei Paesi della nostra Europa sono invece attualmente in mano alle oligarchie finanziarie.Onore ad Orban.