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SPY FINANZA/ Cina e Ungheria, le nuove "manovre pericolose" sui mercati

In Cina e Ungheria lo Stato interviene in maniera indiretta sui mercati, con manovre piuttosto azzardate. MAURO BOTTARELLI ci spiega di che cosa si tratta

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Mi arrendo. Pensavo di averle viste tutte e invece ogni giorno che passa il cosiddetto mercato sembra voler aggiornare sempre nuovi record di follia: nemmeno a dirlo, sono le Banche centrali a dirigere l'orchestra. Il grafico a fondo pagina ci mostra la dinamica delle sofferenze delle banche cinesi, le quali sarebbero all'1,5% del totale (614 miliardi di dollari) per il Regolatore bancario del Paese, ma che la Clsa di Hong Kong pone già oggi all'8,1% e che calcoli di Kyle Bass proiettano tra l'8% e il 20% del totale dei 35 triliardi di dollari di assets bancari. Per far fronte a una situazione simile, molti economisti da mesi avanzano l'ipotesi che Pechino dovrà svalutare la sua moneta per comprimere quello che è essenzialmente un problema di eccesso di debito, visto che l'alternativa sarebbe scatenare uno tsunami di default sul debito e ammettere di fronte al mondo quanto sono insolventi gli istituti di credito a controllo statale (senza contare i milioni di licenziamenti delle imprese zombie indebitate con le banche). Bene, Pechino ha scelto la terza via, un approccio diciamo fantasioso alla risoluzione del problema. 

La Banca centrale cinese (Pboc), infatti, sta preparando un piano regolatorio che permetterà alle banche commerciali di scambiare sofferenze delle imprese con quote azionarie nelle stesse: il documento che dovrebbe presentare il piano sarebbe di imminente pubblicazione. Cosa significa? Di fatto con questa mossa si vuole permettere alle aziende indebitate di ridurre il leverage, abbassare il costo del servizio del debito e renderle così più appetibili per l'ottenimento di nuovo credito. Ma questa mossa farà anche di più, visto che abbasserà la ratio di sofferenze per le banche commerciali, riducendo quindi gli accantonamenti richiesti a copertura delle potenziali perdite sui non-performing loans: fondi, questi, che potrebbero essere impiegati per nuovo credito all'economia per investimenti infrastrutturali e miglioramenti delle condizioni operative delle aziende attraverso i quali il governo intende ringiovanire l'economia del Paese. 

Di fatto, la Cina sta dando vita alla cosiddetta equitizzazione delle sofferenze, tramutate cioè in titoli azionari attraverso uno swap tra banca e azienda creditrice, un processo che nelle speranze della Banca centrale dovrebbe liberare i bilanci corporate attraverso una disposizione a strati di nuovi triliardi di debito inesigibile, lo stesso debito che ha spinto quelle aziende in stato di pressoché insolvenza. Il problema è che in questo modo si risolvono molti problemi ma non il principale, ovvero rendere più valido e profittevole il business sottostante all'operazione, ovvero l'azienda stessa. D'altronde, quei prestiti sono deteriorati proprio perché le ditte non sono più in grado di generare il flusso di cassa necessario per i pagamento degli interessi, questo a causa del combinato di eccesso di capacity e crollo dei prezzi delle materie prime. 

Un problema non da poco, ma che diviene irrilevante nella lettura che di esso dà la Pboc, la quale pensa infatti di poter eliminare magicamente triliardi di sofferenze dai bilanci delle banche attraverso non solo il più grande processo di equitizzazione delle storia, ma anche della più colossale illusione ottica dalla sparizione della Statua delle libertà da parte di David Copperfield. 

La Cina, infatti, invece di mantenere le sofferenze sul lato degli asset come non-performing loans, dando per scontato almeno una parte di recupero, lascia che le banche restino piene zeppe di incagli a bilancio, di modo che quando la prossima ondata di sofferenze colpirà, saranno letteralmente spazzate via essendo meramente dei titolari di quote di partecipazione equity. Direte voi, perché allora le banche accettano questa logica? Semplice, perché sanno quello che gli altri fingono di non sapere, ovvero di essere a controllo statale e di rappresentare il pupillo della Pboc, la quale quando la prossima ondata di deterioramento colpirà, entrerà in gioco e darà vita a un salvataggio di Stato. Insomma, nel silenzio generale Pechino sta operando una garanzia statale per triliardi sul debito insolvente di aziende e banche. 

 


COMMENTI
12/03/2016 - Ungheria (delfini paolo)

L'Ungheria fa benissimo invece, con la scusa di voler "tutelare il libero mercato" le Banche Centrali della maggior parte dei Paesi della nostra Europa sono invece attualmente in mano alle oligarchie finanziarie.Onore ad Orban.