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FINANZA E POLITICA/ Ora all'Italia tocca pagare la "svista" di Renzi

Pubblicazione:domenica 13 marzo 2016

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La congiuntura italiana è ancora incerta e la ripresa molto debole. Lo dimostrano le ultime cifre Istat. Per certi versi il dato sulla produzione industriale di gennaio è buono: l’indice destagionalizzato aumenta, rispetto a dicembre 2015, dell’1,9%. Dopo due mesi di segni meno, un gran balzo. Corretto per gli effetti di calendario, aumenta in termini tendenziali addirittura del 3,9% (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 20 di gennaio 2015). E tuttavia, la media trimestrale mostra che tra novembre e gennaio la produzione è aumentata dello 0,2% appena. A tirare è quasi soltanto l’automobile spinta anche dalla rottamazione. I consumi si muovono, però con ritmo fiacco e passo lento. Gli investimenti espansivi restano il punto debole.

Ma la cura è la crescita del disavanzo pubblico? In condizioni normali, una politica di aumento del deficit non può che essere temporanea. Se si potesse farlo per un periodo di tempo abbastanza lungo (non è il caso dell’Italia, dato il livello del debito), l’effetto sarebbe quello di aumentare il livello del prodotto lordo, non il tasso di crescita di lungo periodo. La conseguenza è che il deficit non si autofinanzia. Il più alto livello del Pil generato dal disavanzo iniziale porta certamente maggior gettito fiscale, ma questo riduce a sua volta il deficit e ne riassorbe gli effetti espansivi sull’economia. Dunque non possiamo tirarci fuori dalla palude prendendoci per i capelli, non esiste pasto gratis direbbero gli economisti, qualcuno deve pagare. Spetta a governo e parlamento decidere chi e come. Questo non significa condannarsi all’austerità, ma scegliere una politica fiscale compatibile e sostenibile.

In sostanza, se Renzi vuole aumentare il disavanzo, può farlo solo una tantum, per tagliare le imposte sul lavoro, le uniche con un effetto moltiplicatore sulla produzione e sulla crescita. Poi dovrebbe individuare un sentiero serio e credibile di riduzione della spesa corrente, a partire dal prossimo anno, quando la ripresa si sarà avviata a un passo decente su un sentiero stabile. Il dibattito su come prepararsi all’esame di riparazione dovrebbe cominciare da qui. E cominciare subito, non c’è molto tempo, poco più di un mese.



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