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I NUMERI/ La mancanza di merito che blocca il Pil

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Tutto questo continua a produrre situazioni in cui persone e categorie sociali diverse sono sottoposte a regole più o meno vantaggiose. Perché impegnarsi in un gioco dove gli altri sono avvantaggiati dall'arbitro? Perché fare uno sforzo se tanto il mio avversario parte con le gambe legate?

Il Paese non crescerà quindi fino a che il dipendente pubblico non avrà le stesse regole del dipendente privato, fino a che il giovane o il commerciante non avrà gli stessi ritorni pensionistici dai propri contributi dei più anziani, fino a che l'azienda Y non avrà la stessa possibilità di avere un appalto dalla Pa dell'azienda Z e fino a che il lavoratore autonomo non avrà le stesse possibilità di lavorare per un'azienda del lavoratore dipendente, al Nord come al Sud. Troppe categorie hanno condizioni di lavoro e di vita diverse non per il proprio merito, ma per essere nate dopo, o in una particolare Regione del Paese, con il cognome Rossi invece che Bianchi, ecc. 

Un altro fattore di scarsa meritocrazia segnalato dal Meritometro è la bassa attrattività per i talenti del nostro Paese. Si dice che ogni anno 100.000 giovani laureati lasciano il Paese contro poche migliaia che rientrano. Su questo fattore pesano la mancanza di investimenti significativi oltre al depotenziamento di alcune misure, come la legge 238/2010 sul rientro dei talenti. 

Non è un caso che investiamo circa un centinaio di milioni di euro per riportare i talenti italiani dall'estero contro diversi miliardi di euro per trasformare i contratti a progetto in contratti a tutele crescenti per lavoratori in Italia come avviene con la decontribuzione per il Jobs Act. Non è il primo un migliore investimento in termini di crescita economica di qualità? Sembra una questione secondaria, ma attrarre giovani talenti dall'estero sarebbe uno dei modi più intelligenti di investire sul futuro e correggere quello sbilanciamento sociale, politico, demografico ed economico che minaccia il nostro Paese.

Purtroppo dobbiamo ancora dire che questo Paese non crescerà fino a che non ci sarà più meritocrazia (non solo nelle nomine) e fino a che non si faranno riforme delle regole e investimenti per tutti e non solo a favore di pochi. Fino a che non lo capiremo e non seguiremo questa strada, continueremo a fare riforme selettive e non generali e renderemo più difficile il cambiamento e la crescita.

Per il momento non possiamo quindi che applaudire i casi eccezionali di merito di aziende, scuole e persone che dimostrano che fare meritocrazia anche in Italia è possibile, sapendo però che da soli non possono fare "sistema".



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