BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

I NUMERI/ La mancanza di merito che blocca il Pil

Pubblicazione:lunedì 14 marzo 2016

Fotolia Fotolia

Sembra ormai probabile che la ripresa del nostro Pil, iniziata a cavallo dell'estate del 2015, sia in rallentamento e, nonostante le misure imponenti di Quantitative easing della Bce per il 2016, la nostra crescita pare resterà abbastanza piatta. Le molte misure economiche promosse da questo Governo (80 euro, Jobs Act, 100.000 assunzioni nelle scuole, qualche taglio di Irpef e Tasi) sembrano non risvegliare la crescita economica come servirebbe. Perché? 

Una possibile risposta la si può trovare guardando il tasso di meritocrazia del nostro Paese. Anche quest'anno il Forum della Meritocrazia ha diffuso il suo indicatore di meritocrazia (Meritometro) per il 2016, in collaborazione con l'Università Cattolica di Milano, che si basa su 7 pilastri, tratti da indicatori internazionali (Libertà economica, Regole, Trasparenza, Educazione, Mobilità sociale, Pari opportunità, Attrattività dei talenti). Rispetto agli altri 11 paesi europei considerati (Finlandia, Norvegia, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Germania, Gran Bretagna, Austria, Francia, Polonia, Spagna), l'Italia rimane in ultima posizione nel 2016 (lo si vede plasticamente nel primo grafico a fondo pagina), praticamente ferma (+0,06%) rispetto al 2015.

L'Italia ha poi il triste primato di essere ultima nel ranking riguardante tutti i pilastri. Le maggiori differenze rispetto alla media europea si riscontrano nei pilastri della trasparenza, delle regole, della libertà economica e delle pari opportunità. Il divario rispetto agli altri stati membri dell'Ue sta crescendo, come si vede nel secondo grafico: il nostro Paese, rispetto al 2015, si conferma in un'ultima posizione nel ranking europeo, con un punteggio di 23,4 con più di 40 punti di distacco dalla Finlandia (67,7), 20 dalla Francia (41,5) e quasi 30 dalla Germania (52,3); punteggio inferiore di oltre 16 punti della Polonia (39,6) e 12 punti della Spagna (35,1).

Che rapporto c'è tra meritocrazia e crescita economica? In un Paese in cui c'è poca meritocrazia le persone, le aziende e le istituzioni non sono incentivate e non hanno gli strumenti per attivarsi e quindi il sistema nel complesso non cresce. Ancora pesanti infatti sono i disincentivi per molti a mettersi "in moto", mentre sempre forti sono gli incentivi a mantenere le proprie posizioni di rendita a causa delle ancora deboli e parziali liberalizzazioni e alla conservazione delle tante lobby che bloccano il cambiamento. 

Cosa fare allora ? Il Paese ha fatto sicuramente qualche passo avanti in termini di selezione della classe dirigente e della classe politica e di tornare a investire in Istruzione (seppure in modo forse poco qualitativo), ma ora il cambiamento non è più solo questione di Leadership, ma di cambiare sensibilmente il nostro sistema di Regole e come vengono applicate. Proprio sul pilastro delle Regole il nostro Meritometro indica un peggioramento nel 2016. Le regole nel nostro Paese infatti non solo non vengono applicate in modo efficiente, ma sono spesso inique. 

Cosa blocca il cambiamento? Essenzialmente il grosso potere conservativo della maggioranza della popolazione in Italia (e in Ue) ostacola un riassetto del sistema di regole che crei un sistema più equo e bilanciato. È successo così per il sistema pensionistico nel passaggio dal sistema retributivo al contributivo e nella diversificazione delle condizioni delle varie casse previdenziali (quasi tutte in perdita). È successo anche nel mercato del lavoro, prima con la Legge Biagi e ora con il Jobs Act, che si applica solo sui nuovi contratti di lavoro e non per tutti (si applicherebbe al pubblico impiego secondo una sentenza della Cassazione). Succede quando si chiede di poter fare più debito a scapito delle future generazioni. Succede poi quando non si liberalizzano i servizi pubblici locali e l'elenco potrebbe continuare a lungo. 

 

 


  PAG. SUCC. >