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BANCHE E POLITICA/ Banco Popolare e Bpm: la parola è alla Bce ma anche al mercato

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Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare  Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare

Non sarà una settimana banale per il sistema bancario italiano. Sabato è in programma l'assemblea di bilancio del Banco Popolare, da mesi fidanzato con la Banca Popolare di Milano. La possibile "madre di tutte le aggregazioni" fra le Popolari italiane non è formalmente all'ordine del giorno della convention, in programma a Lodi. Né è probabile - anche se non del tutto escluso - che la vigilanza della Bce dia via libera al progetto prima dell'appuntamento del fine settimana. Tuttavia è evidente che - a meno di colpi di scena - il piano "Super-Banco" sarà il convitato di pietra dell'assemblea: una specie di immagine fissa sullo schermo dietro il presidente Carlo Fratta Pasini e l'amministratore delegato Pierfrancesco Saviotti (con l'auditorium disegnato da Renzo Piano all'ex BipielleCity saranno in collegamento sale assembleari a Verona, Novara e Lucca).

È chiaro che l'auto-esame del Banco ai propri conti - fra consiglio, management e soci - non sarà affatto neutrale rispetto alla stretta finale sul matrimonio con Bpm. Soprattutto allorché i rumor riferiscono di un pressing della Bce per un aumento di capitale e uno smaltimento più rapido delle sofferenze accumulate.

Tutto sarà rilevante, sabato: anzitutto come il Presidente e il Ceo presenteranno lo stato di salute del gruppo e la situazione dei colloqui con la Milano e con la supervisione di Francoforte. Nel 2015 al Banco è tornato l'utile (430 milioni rispetto al rosso precedente di 1,95 miliardi) e anche il dividendo (0,15 euro). Nonostante il carico dei bad loans (14,1 miliardi rispetto a un portafoglio impieghi di 85 e con un tasso di copertura in diminuzione) il Cet1 (principale parametro patrimoniale di vigilanza) era del 12,1% (fully based). Non sono brutte cifre, ma il mercato e la vigilanza europea - in una trattativa che si è molto prolungata - sembrano essersi via via convinti che disegnino un quadro relativamente più debole rispetto a Bpm: e questo sta pesando sia sulla definizione di un possibile concambio di fusione formalmente "fra eguali" (alla pari),  sia sull'ok di Danièle Nouy e dei suoi vigilantes.

Peserà all'assemblea Banco anche ogni parola pronunciata dai sindaci, che tradizionalmente intervengono ai lavori. Quello di Verona, Flavio Tosi, ex leader leghista oggi in avvicinamento al premier Matteo Renzi, è non da oggi un convinto supporter di ogni iniziativa di sviluppo per la piattaforma finanziaria scaligera (Banco, Fondazione Cariverona, Cattolica Assicurazioni). E si è scritto di come abbia avuto un ruolo nel tenere aperto il tavolo Banco-Bpm, trattenendo per ora Palazzo Chigi e il Mef dal chiamare la Milano al capezzale di Mps. Non ci sarà quest'anno Lorenzo Guerini, ex sindaco di Lodi intervenuto all'assemblea in anni passati: ma è diventato vicesegretario e portavoce del Pd e continua ad avere nella Bassa lombarda il suo elettorato. Sarà come se ci fosse. Ed è un commercialista affermato il sindaco Pd di Novara, Eugenio Ballarè: in città i soci dell'ex Popolare leader in Europa sono ancora un "corpo intermedio" molto forte.


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