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SPY FINANZA/ Il "casinò" aperto dalle Banche centrali

Pubblicazione:lunedì 14 marzo 2016

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Quanto successo mercoledì notte in Giappone può essere un segnale, quasi una profezia, perché era dal crollo di Lehman Brothers che il rendimento del bond a 30 anni giapponese non era inferiore al rendimento del Treasury Usa a 2 anni. Cosa ci aspetta, quindi, per il futuro dopo la decisione di Mario Draghi e della Bce, non a caso violentemente avversata dalla Germania? Il primo grafico a fondo pagina ci mostra come la platea di debito corporate europeo sia di 1,6 triliardi di euro, ma eliminate le categorie di bond non eligibili (a meno che il criterio non-bank venga accantonato nelle prossime settimane e si acquistino anche obbligazioni finanziarie) si riduce a 554 miliardi di euro: sicuri che si potrà andare avanti a ritmi massimi con gli acquisti anche oltre il marzo 2017 se necessario, come ha detto chiaramente Mario Draghi?

Di più, se gli acquisti della Bce saranno davvero di quantitativi rilevanti, gli investitori potrebbero ritrovarsi bloccati nel mercato di ciò che l’Eurotower non compra (vedi il debito subordinato o il debito di aziende Usa e britanniche denominato in euro), di fatto aumentando il rischio sul mercato del credito per soggetti che non siano istituzionali. Inoltre, se la Bce sarà molto attiva sul mercato primario, l’accesso a nuove obbligazioni sarà più difficile per gli investitori. Ed ecco la criticità: se un acquirente abbastanza grande e totalmente disinteressato al prezzo, leggi la Bce, opererà come già sta facendo ma su basi ancora più ampie, l’epilogo non potrà che essere un deterioramento ulteriore della liquidità di mercato.

E guardate nel secondo grafico cosa è successo venerdì sul mercato obbligazionario Usa dei Treasuries a 10 anni: soltanto nel giugno del 2013 c’era stato un numero di fallimenti, sia nella ricezione che nella consegna di bond, superiore. Il mercato obbligazionario mondiale è rotto e se la Fed non fa qualcosa, ovvero vendere un po’ delle sue detenzioni di Treasuries, c’è il pericolo che si inneschi un’ondata di avversione al rischio su tutte le asset classes, qualcosa che non è accettabile per la Banche centrali. Bce in testa.

 

 



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