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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Libano, Egitto, Iraq: i "fronti" che l'Europa non vuole vedere

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Di più, il numero di "militari privati" rappresenta solo una frazione di tutti i contractors impiegati dagli Usa in Iraq: oltre ai 2028 del Pentagono, infatti, ce ne sono altri 5800 che lavorano per altre agenzie, tra cui il Dipartimento di Stato. Di più, se nel 2011 solo il 29% dei contractors in Iraq erano cittadini americani, ora siamo al 70% con il 10% di iracheni e il rimanente 20% di terza nazionalità varia. Inoltre, il portavoce dell'operazione militare Inherent Resolve in Iraq, colonnello Steve Warren, ha confermato che il numero di contractors che il Pentagono può impiegare non ha un limite. Perché gli Usa si lanciano in questa privatizzazione della guerra? Forse perché sanno che a breve i fronti saranno molti e le capacità militari tradizionali insufficienti e inefficaci? 

C'è poi l'Egitto, tornato recentemente agli onori delle cronache per l'omicidio brutale di Giulio Regeni. Bene, c'è dell'altro e ce lo mostra il primo grafico a fondo pagina: proprio ieri la Banca centrale egiziana ha svalutato il pound del 13% sul dollaro, passando all'asta da 7.73 a 8.85 sul cambio rispetto a un controvalore di 198,1 milioni di dollari. Come vedete dal grafico, la netta svalutazione ha portato a un re-coupling con il valore del credit default swap del Paese, il quale sta affrontando una netta scarsità di dollari sul mercato (ancora una volta, grazie Fed). Le riserve valutarie sono fisse a 16 miliardi di dollari, dopo il crollo durante la rivoluzione contro Mubarak, ma entro fine anno, almeno stando ai calcoli della stessa Banca centrale, dovranno salire a 25 miliardi di dollari. 

E il motivo è presto spiegato, ci pensa il secondo grafico, dal quale si desume che il livello attuale di riserve è il minimo sindacale per potere onorare le scadenze del debito estero del Paese, tanto che sui mercati comincia a circolare la voce di una richiesta di prestito del Cairo al Fmi, per ora smentita dalle autorità egiziane. È un circolo vizioso, perché da un lato la Banca centrale ha ammorbidito i requisiti per le banche, permettendo così agli operatori stranieri di non avere troppi vincoli sul loro business, ma di converso, se questi continuano a prelevare dollari immettendoli sul mercato nero, il prezzo crolla sul black market. L'Egitto continuerà a svalutare? 

In molti pensano di sì, perché per restaurare un regime di competitività normale si dovrebbe arrivare in area 9,5 sul dollaro, il problema è che continuando a operare in questo modo si rischia l'esplosione dell'inflazione, oggi al 7,5%, livello che già crea non poche difficoltà ai cittadini egiziani. Capite da soli che in un contesto del genere, basta poco per far precipitare la situazione. 

E l'Europa come risponde a questi focolai di destabilizzazione ulteriori? Condannando la vittoria di AfD in Germania quasi fosse una sorta di rinascita del Terzo Reich: finché ragioneremo così, per schemi ideologici predeterminati, le AfD continueranno a nascere e crescere e le destabilizzazione continueranno ad aumentare, portando con sé il frutto amaro delle crisi umanitarie e dell'immigrazione di massa. Occorre agire sul problema, non solo sulle sue conseguenze. Ma questo vorrebbe dire pestare piedi importanti, piedi che ci sguazzano nelle destabilizzazioni mediorientali, visto che hanno l'Oceano Atlantico come barriera difensiva. Ma, se preferite, continuate a camminare lungo il sentiero comodo della criminalizzazione del dissenso democratico: attenti, però, a cosa potrebbe portare in dono questa scorciatoia politica del bollare tutto con il marchio d'infamia del populismo. 

 

 

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