BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FED DAY/ Così la Yellen può commettere un "passo falso"

Oggi scopriremo le mosse della Federal Reserve. Secondo SABINO PACIOLLA, se Janet Yellen decidesse di alzare i tassi commetterebbe un passo falso non indifferente

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Con la giornata di oggi si conclude una settimana importante dal punto di vista delle politiche monetarie delle principali Banche centrali mondiali. Infatti, la conferenza stampa di oggi di Janet Yellen, capo della banca centrale statunitense (Fed), chiude un “trittico”, dopo quella di ieri di Haruhiko Kuroda (Bank of Japan) e quella della settimana scorsa di Mario Draghi (Bce). Giusto dunque fare alcune riflessioni.

Cominciamo da Draghi. In estrema sintesi, il capo della Bce ha adottato un pacchetto di misure di stimolo monetario che vanno ben oltre le attese e il tutto per fronteggiare il netto peggioramento del quadro macroeconomico dell’eurozona. La Bce ha tagliato a sorpresa il tasso di interesse di riferimento allo 0% e i tassi di deposito al -0,4% dal -0,3%. Il marginal lending rate è stato rivisto al ribasso allo 0,25%. Nel piano di acquisto di titoli di Stato, che viene aumentato a 80 miliardi di euro al mese, verranno aggiunti corporate Bond (anche se di investment grade) emessi da aziende non finanziarie. Questa misura ha stupito poiché la sua consorella americana, la Fed, non ha mai osato farlo.

Su queste misure, in particolare quella relativa ai tassi negativi, è lecito avanzare dubbi circa la loro efficacia. È certo che i tassi negativi sui depositi bancari parcheggiati presso la Bce danneggiano le banche. La misura è stata ovviamente presa per spingere le banche a smuovere queste riserve e a prestarle ai loro clienti. Anzi, i costi sui prestiti alle banche da parte della Bce saranno nulli o, addirittura, sarà previsto un “compenso” quanti più prestiti saranno rilevanti, fino a pareggiare il costo dello 0,4% di cui sopra. In poche parole, le banche saranno pagate per fare prestiti.

Ma, rivolgendo lo sguardo a casa nostra, è lecito domandarsi se questa misura avrà un qualche effetto. Infatti, le banche italiane hanno il triste primato di avere la quota maggiore dei crediti non performanti (Npl), pari a circa il 30% di quelli di tutta l’area europea. Per fare qualche numero, la quota dei crediti dubbi sui crediti totali è salita al 17,3% in Italia, mentre la stessa, in Germania, è pari al 2,3%, contro la media europea di circa il 6%. Ora, è ipotizzabile pensare che le banche italiane prestino ai loro clienti solo perché il costo della provvista è zero, o addirittura con un incentivo a loro favore pari a max lo 0,4%, se poi il rischio che sopporteranno sarà di quasi il 20%? Soprattutto poi se le banche partono da una situazione di portafoglio di crediti già erogati con una quota di criticità significativa?

È probabile che questo incentivo non basti. Ma la situazione non riguarda solo le banche italiane. Basta guardare ai bilanci, critici, dei colossi bancari europei, in primis Deutsche Bank, Credit Suisse, ecc., per farsene un’idea. D’altra parte, e per fortuna, dovremmo essere alla fine di questo percorso. Infatti, un suggerimento, forse involontario, da parte di Draghi, in conferenza stampa, circa l’esaurimento del suo “proiettile” rappresentato dai tassi negativi ha mandato “nel pallone” i mercati. Di fatti, un tasso di -0,4% potrebbe essere, considerando la situazione dei mutui dell’area euro, seriamente un valore vicino al limite massimo praticabile.