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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I "grattacapi" per le Banche centrali

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E se proprio l’instabilità innescata dall’attesa del referendum e il quadro macro-economico potrebbero portare la Bank of England a un sostanziale immobilismo, visto che il Pil è salito nell’ultimo trimestre 2015 dello 0,5% - sostanzialmente in linea con i trimestri precedenti - mentre l’inflazione, pur in recupero dal -0,1% di ottobre, è ancora allo 0,3%, chi quasi certamente opererà un abbassamento dei tassi è la Norges Bank. Il consensus generale è per un abbassamento dallo 0,75% allo 0,50%, ma il timore è quello di un ingresso in netta recessione, visto che i prezzi del petrolio stanno picchiando duro sull’economia: il Pil mainland (che esclude le piattaforme petrolifere) è cresciuto nell’ultimo trimestre del 2015 dello 0,1% dallo 0 del terzo (quello complessivo ha segnato un -1,2% contro il +1,6% dell’estate), contro le attese della Banca centrale per un +0,3%. Ma come vi dicevo e come ci mostra il primo grafico su elaborazione dei dati proprio della Banca centrale norvegese, con il petrolio fermo in area 50 dollari Oslo rischia di entrare in una recessione che potrebbe portare i tassi, già ai minimi record, a zero e forse in negativo. Tanto che dopo il taglio dello scorso settembre allo 0,75%, Handelsbanken prevedeva tre tagli nel 2016 e l’arrivo a zero entro la fine di quest’anno.

Inoltre, per la prima volta nella storia, il governo potrebbe attingere proprio alle risorse del fondo per tamponare i deficit venutisi a creare proprio per i mancati introiti dell’export petroliferi dovuti ai prezzi così bassi, tanto che si stima che gli inflows da attività petrolifere caleranno nel 2016 di 4 miliardi di corone, come ci mostra il secondo grafico. Di più, presentando il bilancio del terzo trimestre del 2015 del Fondo sovrano, Norges Bank ha dovuto fare i conti con il peggior risultato a livello trimestrale da quattro anni a questa parte, quasi il 5% per le perdite legate a equities cinesi (-21,3%), dei mercati emergenti (-16,6%) e di Volkswagen. Insomma, il gigante c’è ancora ma andando avanti di questo passo potrebbero spuntare dei piedi di argilla.

Che fare? Solo a fine ottobre il governatore della Norges Bank, Oeystein Olsen, aveva negato che il board abbia discusso di tassi di interesse negativi, sottolineando come esistano ancora spazi di manovra dai tassi attuali. La questione però è la seguente: se la bolla immobiliare che proprio le scelte della Norges Bank hanno contribuito a far espandere dovesse scoppiare, come farà la Banca centrale a tamponare il fall-out(amplificato dai bassi prezzi petroliferi che incidono sull’economia del Paese), quando avrà esaurito la sua capacità contro-ciclica di tagliare i tassi a zero? Infine, una riflessione generale: a oggi le condizioni di liquidità globale - al netto delle politiche espansive delle Banche centrali - si sono contratte a un ritmo che si era registrato l’ultima volta nel marzo del 2008 e nella stessa area del dicembre 2011, quando Ben Bernanke diede vita al Qe2. Bene, guardate l’ultimo grafico, ci mostra un andamento simulato del Global Liquidity Tracker di Bank of America comparato all’andamento dell’indice S&P’s 500 di Wall Street, nel 2008 e oggi. Che dite, c’è da stare tranquilli, al netto di tutte le criticità e le distorsioni che le Banche centrali sono riuscite a creare in sette anni di onnipotenza al timone del mondo?

 

 

 

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