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SPY FINANZA/ I "grattacapi" per le Banche centrali

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Quella in corso è la settimana della sciagura, ovvero quella in cui si riuniscono le principali Banche centrali per decidere le politiche monetarie. Dopo il blitz di Draghi difficilmente assisteremo a mosse clamorose o azzardate, visto che Francoforte ha giocato il carico pesante e i mercati stanno ancora cercando di capire se quel boccone è digeribile o indigesto. Qualche segnale però sta arrivando e non è affatto positivo. Ieri, infatti, si è riunito il direttivo della Bank of Japan e come ampiamente preventivato ha lasciato invariata la situazione, dopo l’introduzione di tassi negativi lo scorso 29 gennaio. L’istituto centrale ha confermato l’attuale politica ultra-espansiva che prevede un aumento della base monetaria a un ritmo annuale di 80 triliardi di yen e ha lasciato invariato il tasso negativo di -0,1% su una parte minore delle riserve in eccesso parcheggiate dagli istituti finanziari.

Tre, però, le novità, non clamorose ma degne di nota. Primo, la BoJ ha deciso di esentare dai tassi negativi gli Mrf (Money reserve funds), ovvero un controvalore di 90 miliardi di dollari in strumenti monetari a breve e a basso rischio ai quali sarà applicato un tasso zero da maggio, al fine di rendere più agevole il funzionamento del mercato ed evitare che vadano a confluire nei depositi bancari. Secondo, la Banca centrale nipponica, in un sussulto di realismo inaspettato, ha dato una valutazione leggermente meno favorevole dello stato di salute dell’economia: pur continuando a millantare una moderata ripresa che non c’è, viene riconosciuto il momento meno positivo per produzione e esportazioni, dovuto principalmente «agli effetti del rallentamento della crescita sui mercati emergenti». Inoltre, la BoJ riconosce che le aspettative di inflazione di recente appaiono in indebolimento, tanto che l’obiettivo del 2% è stato nuovamente spostato in avanti, questa volta alla fine del primo semestre del prossimo anno.

Ricorderete come nel mio articolo di lunedì io abbia di fatto dimostrato come la politica della BoJ abbia letteralmente distrutto e reso ingestibile il mercato obbligazionario interno, ponendo adesso nuovi rischio con l’introduzione dei tassi negativi. Bene, ecco la terza novità: nel comunicato ufficiale, la BoJ ha tolto qualsiasi riferimento a ulteriori tagli dei tassi in territorio ancor più negativo se giudicato necessario. Il Nirp (Negative interest rate policy) in salsa di soya finirà prima del previsto? Non è da escludere, tanto che Takahide Kiuchi, membro del board, non solo ha votato contro le scelte del direttivo, ma ha anche detto chiaramente che «i tassi sotto zero impattano negativamente sul funzionamento dei mercati finanziari, oltre che a minare la stabilità di quello obbligazionario». Vuoi vedere che stanno rinsavendo nel Sol Levante?

Oggi sarà il turno della Fed, mentre domani grande abbuffata contemporanea con le riunioni dei board di Bank of England, la Bns a Zurigo e la Norges Bank a Oslo. Tema in agenda? Comune a tutti, la bassa inflazione che in qualche caso si è già trasformata in deflazione. Anzi no, perché in America sta accadendo qualcosa di inaspettato, almeno fino a tre mesi fa. L’inflazione sta salendo e di parecchio, quindi non attendiamoci mosse della Fed sui tassi, dopo l’aumento fino allo 0,50% operato a dicembre: per ora stanno a guardare e lo fanno forti degli interventi delle altre consorelle globali.



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