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RIPRESA?/ La trappola che non fa crescere l'Italia

Pubblicazione:giovedì 17 marzo 2016

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

«Renzi dovrebbe evitare i trionfalismi sulla flessibilità dello 0,3%, perché ciò di cui avremmo bisogno è il 3,0% che si sono concesse Francia e Spagna». Lo evidenzia Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara. Nei giorni scorsi il governo italiano ha inviato alla Commissione Ue la richiesta ufficiale di poter usufruire di margini di flessibilità dello 0,3% del Pil, pari a 5 miliardi e 150 milioni di euro cui vanno sommati 6 miliardi di fondi europei. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha commentato: “Il tema della crescita vede una posizione che viene presa finalmente anche da qualche forza politica a livello continentale. Vedo finalmente una condivisione ampia su questo punto nel Pse (Partito Socialista Europeo, ndr) che se messa in atto e finalmente operativa potrà dare risposte sul dato degli occupati, non dei decimali”.

 

Professor Bagnai, quando possono fare gli interventi da “zero virgola” annunciati da Renzi?

Siamo in una situazione da economia post-bellica, e quindi gli interventi dovrebbero essere risoluti. Uno 0,3% non risolve nulla, considerato che abbiamo partner europei come Francia e Spagna che si sono tranquillamente presi il 3,0%. Al posto di Renzi eviterei i trionfalismi, perché i casi sono due: o uno la pensa come lui, e allora gli fa passare tutto, ma una voce critica non può che trovare ridicola la sua esultanza. “Zero virgola tre” non serve, c’è bisogno del “tre virgola zero”.

 

Senza interventi più massicci ha senso parlare di un rilancio della crescita dell’Italia?

Rilanciare la crescita in un Paese periferico dell’Eurozona come l’Italia è una cosa doverosa, ma espone al rischio di trovarsi di nuovo in squilibrio nei conti con l’estero. Maggiori investimenti significano maggior reddito. Nell’attuale situazione economica però una parte molto consistente di questi redditi andrebbe spesa in prodotti d’importazione, e questo ci metterebbe di nuovo in deficit con la bilancia dei pagamenti.

 

In che senso?

Nei fatti è bastato uno 0,6% annuo di crescita del Pil perché il surplus dell’Italia con il resto del mondo cominciasse a flettersi. Noi siamo veramente su una lama di rasoio dove pochi decimali di crescita bastano a compromettere il nostro equilibrio con l’estero, ma non bastano a risolvere il problema della disoccupazione.

 

Insomma, dall’austerità non si scappa?

Monti ha fatto l’austerità proprio per rimettere a posto la bilancia commerciale con l’estero. Ciò significa che se si smonta l’austerità si distruggono di nuovo i conti con gli altri Paesi. Noi non possiamo raggiungere l’obiettivo dell’equilibrio interno, cioè della piena occupazione, e quello dell’equilibrio esterno, cioè della bilancia dei pagamenti in pareggio, con un unico strumento come la politica fiscale. Abbiamo bisogno di un altro strumento, cioè la politica valutaria: serve cioè la possibilità di aggiustare il nostro cambio rispetto ai nostri partner commerciali.

 

È da quando è premier che Renzi si atteggia a ribelle nei confronti di Bruxelles. Quali risultati ha ottenuto?


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COMMENTI
17/03/2016 - Informarsi prima (Moeller Martin)

Ripetere una menzogna all'infinito non la trasforma in verità. Gli stipendi tedeschi sono similari ai nostri a basso livello, ma superiori di un buon 50% già nella fascia degli operai specializzati e dei tecnici, che diventa il doppio per un laureato. Inoltre aumentando ogni anno del 2-3% in media. A questo vanno sommate le prestazioni dello stato come la tassazione in splitting, le deduzioni fiscali, una sanità funzionante e non oberata dai ticket, servizi, scuole, asili ma anche assegni familiari per 400 Euro al mese per ogni figlio a carico. In aggiunta le grandi aziende pagano un premio di produzione importante come gli 8.911 Euro distribuiti dalla Porsche (gruppo VOLKSWAGEN!!!) per il 2015. Il paese cresce regolarmente (PIL +1,7%) e non fa nuovi debiti chiudendo il bilancio reale (e non solo quello strutturale!) in attivo per oltre 20 miliardi. I consumi interni crescono del 1,9%, le esportazioni del 3,2% e anche la produzione e gli ordinativi si sono ripresi dopo la flessione di inizio anno e nonostante il calo petrolifero deprima i ricavi nei settori collegati come ad esempio quello chimico. A renderli così competitivi è una combinazione tra sistema fiscale, norme e burocrazia e fintanto che lo saranno, continueranno a crescere con un export schiacciasassi guadagnando quote di mercato difficili da recuperare: alla Google parlano dell'auto a guida automatica, la Mercedes la mette in vendita dal mese prossimo. http://www.bmwi.de/DE/Themen/wirtschaft,did=385026.html