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SPY FINANZA/ I "trucchetti" dietro i rialzi di borse e petrolio

Pubblicazione:giovedì 17 marzo 2016

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Ora, prima di entrare nel vivo della questione mercati-energia, un altro grafico (a fondo pagina) sempre dal report mensile di BofA: come vedete, se anche nel sondaggio il rischio di recessione in America non è più in cima alla classifica, il 59% dei manager interpellati ritiene che l'economia globale sia nella fase finale del ciclo, la percentuale di consensi al riguardo più alta dall'agosto del 2008. E, come la storia ci insegna, le recessioni seguono sempre la fase finale del ciclo economico. Bene, veniamo al grande nexus. Come sapete la situazione debitoria di quasi tutte le aziende del settore energetico statunitense, in particolare del comparto shale oil, è drammatica a causa del greggio che continua a restare su quotazioni minime rispetto al break-even di costi e profitti. 

La settimana scorsa, però, qualcosa ha lasciato senza fiato i mercati (e anche l'informazione economica, nel senso che non ha speso una parola al riguardo o forse non se ne è accorta): nonostante la situazione dei conti da mani nei capelli, la Weatherford è riuscita a finanziarsi attraverso un'emissione azionaria per 565 milioni di dollari. Per capirci, la situazione è questa: nel quarto trimestre del 2015, al netto di cash per 467 milioni, il debito dell'azienda texana era di 7,5 miliardi di dollari, diviso in revolving credit facility per 967 milioni, prestiti a breve termine di altro genere per 214 milioni, porzione attuale del debito a lungo termine per 401 milioni e debito a lungo termine per 5,9 miliardi. Insomma, un'azienda insolvente ha venduto equity sul mercato per un controvalore superiore al cash che deteneva all'atto dell'emissione. E chi ha guidato l'offerta di quei titoli, essendone sottoscrittore? JP Morgan, la quale non solo è la banca con cui la Weatherford ha l'esposizione creditizia maggiore, non solo era in discussione per rinegoziare la revolving credit facility ma che è anche a capo del sindacato di banche che detiene quella revolving credit facility

Insomma, avete capito perché JP Morgan ha rischiato la reputazione vendendo azioni di un'azienda di fatto insolvente? Per rientrare del suo credito, vendendo a gonzi vari carta che vale quanto quella igienica! Capito perché nelle scorse settimane il prezzo del petrolio è tornato a salire, tanto che qualcuno ha invocato il mitologico bottom, ovvero la quotazione minima da cui si può solo risalire? Perché in un mercato finanziarizzato di futures guidato unicamente da algoritmi e non da realtà macro di domanda, offerta e saturazione, è bastato che Weatherford riuscisse a vendere titoli azionari avendo nientemeno che JP Morgan come sottoscrittore per innescare uno short squeeze sulle enormi posizioni ribassiste presenti sul mercato e portare quindi i prezzi al rialzo, mossi dalla chiusure forzate di quelle posizioni short. È tutto manipolato! E, infatti, a vendite chiuse, si è scoperto che JP Morgan, come clausola, aveva la possibilità di ottenere il denaro che le spettava come credito prima dei subordinati: quei 401 milioni se li è ripresi tutti, maledetti e subito, uscendo dal casinò di esposizione a un settore a forte rischio default. 


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