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FINANZA/ Gli indizi di un nuovo disastro sui mercati

Nuova liquidità arriva dalla Banca centrale europea. Per GIOVANNI PASSALI si tratta di una mossa disperata che non fa altro che gonfiare una pericolosa bolla finanziaria

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E così il colpo dal bazooka di Draghi è partito davvero. Non credevo potesse succedere così presto. La mia impressione è la situazione sia così deteriorata che in preda alla disperazione si sia cercato di anticipare i tempi, sperando di smuovere qualcosa. Ma la reazione dei mercati lascia capire che ormai tutti hanno mangiato la foglia e credano che questa sia davvero una mossa disperata.

Infatti, appena uscita la notizia da una conferenza stampa di Draghi, i mercati azionari si sono impennati vigorosamente. Del resto l’aumento di liquidità (da 60 a 80 miliardi di euro al mese) fornisce nuova benzina alla crescita dei prezzi delle azioni: mentre l’indice italiano cresceva del 4%, le azioni di Unicredit, per esempio, crescevano del 10%. Però in queste condizioni di deflazione, tale crescita non dipende dalla salute delle aziende, ma solo dalla maggiore liquidità a disposizione. Insomma, si tratta di una truffa bella e buona. Tanto che a fine giornata tale eccesso di rialzo era stato completamente eroso: l’indice italiano chiudeva con un modesto 0,2%. E l’euro, al cambio del dollaro, dopo essere disceso da 1,10 a 1,08, si impennava fino a 1,12 (come mostra il grafico a fondo pagina).

Insomma, la grande liquidità in arrivo, invece di indebolire il cambio (come le altre volte, favorendo l’esportazione dei beni in cambio però della deflazione nel mercato interno), lo rafforzava, facendo svanire ogni idea di pseudo-ripresa. E questo proprio perché ormai nessuno crede più alla ripresa che non c’è e non ci può essere senza ripresa del mercato interno, cioè senza investimenti e spesa in deficit dello Stato. Questa è l’unica possibilità di una solida ripresa ed è proprio quella che le istituzioni europee vogliono impedire a tutti i costi. In queste condizioni l’euro si trasforma in una macchina infernale che distrugge l’economia reale e favorisce la finanza speculativa.

Ora le banche si possono riempire di soldi, ma che ci possono fare? Mica li possono prestare ad aziende e famiglie, col rischio di non vederli più tornare indietro a causa della crisi. Per questo, mentre le banche commerciali continuano a speculare in borsa, la Bce ha pensato bene di far arrivare denaro fresco alle aziende tramite l’acquisto di bond aziendali. Ma chi emette bond? Ovviamente chi ha bisogno di liquidità per evitare problemi. Ma soprattutto pure le aziende preferiscono operare in borsa piuttosto che fare investimenti reali. Questo è l’infernale meccanismo che si è diffuso in Italia fin dal 1981, cioè da quando il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia ha fatto salire i tassi di interesse dei titoli di Stato che pure alle aziende conviene investire in borse piuttosto che nell’economia reale. E come dargli torto?

Dal gennaio 2012 a oggi l’indice di borsa italiano è aumentato di circa il 20%, mentre il Pil calava. Chi investirebbe oggi nell’economia reale? Ma questa situazione è colpa di quelle istituzioni monetarie che hanno permesso, tramite la diffusione della liquidità, la bolla delle borse e dei derivati; una bolla che presto o tardi si dovrà sgonfiare, portando a un naturale riallineamento dei valori. Il problema è che tale “riallineamento dei valori” sarà una catastrofe finanziaria.

 


COMMENTI
18/03/2016 - Salario variabile indipendente (Moeller Martin)

Salario variabile indipendente era lo slogan dei sindacati nel 1970 con il quale si è creato un impennata delle retribuzioni non supportata dalla produttività. Beninteso nel supremo interesse del paese. Pochi anni dopo l'economia italiana era devastata con una buona parte delle medie e grandi imprese dissestate ed una inflazione fuori controllo. Le conseguenze di quella scelta scellerata seguita dalle continue svalutazioni competitive ci condizionano tuttora. Un paese vive del suo sistema economico e questo non può essere sano se deve supportare oneri superiori alle sue possibilità. I redditi possono crescere solo distribuendo gli utili realizzati e non per decreto. Per questo motivo dovremmo indirizzare le nostre già scarse risorse a favore delle imprese perché, per quanto non piaccia ai comunistoidi, sono queste le uniche che generano reddito, investimenti e lavoro. Avremmo dovuto abolire l'IMU alle imprese e non ai privati, ai quali se necessario lo potevamo pure raddoppiare. Intervenire a favore delle imprese è l'unica strada per crescere; quella del rilancio tramite spesa in debito o l'aumento artificiale dei consumi è una gran trovata elettorale ma una assoluta balla dal punto di vista economico.

 
18/03/2016 - ottimo articolo (marco falini)

Come tutti quelli di Passali.

 
18/03/2016 - non esageriamo (Fabrizio Terruzzi)

non esageriamo con le visioni pessimiste e catastrofiche. L'indice FTSE MID nell'aprile 2007 aveva raggiunto il valore di 43.755 quando oggi è 18.600 ca, meno della metà. Altro che arricchirsi con gli investimenti finanziari. Le obbligazioni investiment grade hanno ormai tutte rendimenti negativi, salvo prendersi i rischi connessi alle lunghissime scadenze o a rating speculativi. Personalmente, se non avessi superato certi limiti di età, mi riprenderei in mano l'azienda che mi ha sempre permesso di guadagnare dei bei soldi alla faccia di crisi o meno di borsa. E' poi è un altro discorso che la speculazione oggi non serva a nessuno se non agli speculatori stessi e che vada ripristinata la funzione della borsa quale strumento per canalizzare il risparmio privato verso investimenti nell'economia reale. Ma di questo nessuno ne parla nè se ne occupa. E' pure un altro discorso che nessun economista si sia ancora accorto che le economie mature non possano crescere all'infinito.