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TASSE E POLITICA/ Renzi e il "nuovo flop" da 80 euro

Pubblicazione:venerdì 18 marzo 2016

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

«Restituire potere d’acquisto alle famiglie italiane è un’operazione tutt’altro che semplice. Anche avendo a disposizione l’1% o il 2% di Pil per tagliare le tasse, non è affatto scontato che ciò si tradurrebbe in una crescita dei consumi». Lo evidenzia Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Mercoledì il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha parlato del taglio delle tasse nel corso delle sue comunicazioni alla Camera dei Deputati in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Il premier ha spiegato che alla luce della “deflazione impressionante” attualmente in corso sarà necessario un abbassamento delle tasse in deficit, sforando rispetto al percorso previsto dal Fiscal compact, purché non si superi il rapporto deficit/Pil del 3%.

 

Professore, che cosa ne pensa del piano di Renzi presentato alla Camera dei Deputati?

La questione è come restituire potere d’acquisto alle famiglie e quindi come stimolare la domanda interna. Da questo punto di vista la manovra degli 80 euro è stata solo marginalmente efficace. Ciò che occorre è una riduzione delle tasse il più possibile ampia e generalizzata, nonché che sia considerata come stabile. Questo aumento del potere d’acquisto non è così semplice da realizzare dall’oggi al domani, proprio perché dovrebbe essere considerato stabile e permanente da parte delle famiglie e delle imprese.

 

In che modo andrebbe realizzato il taglio delle tasse per produrre effetti sui consumi?

L’innalzamento del potere d’acquisto attraverso la leva fiscale andrebbe inoltre realizzato attraverso modalità differenti per chi lavora e per chi non lavora. È inoltre necessario che il potere d’acquisto aumenti anche per chi attualmente non paga le tasse. In ogni caso non è scontato che il taglio delle tasse si traduca in consumi nel breve termine. Una manovra di questo tipo sarebbe possibile e avrebbe un effetto positivo sulla domanda interna e sui consumi solo se è credibile, permanente e significativa anche dal punto di vista quantitativo.

 

Che cosa accadrebbe invece se il taglio delle tasse si limitasse a una misura una tantum?

Qualora il taglio delle tasse si limitasse a una misura una tantum, si tradurrebbe più in un risparmio che non in un aumento dei consumi interni. Ciò di cui c’è bisogno è una manovra che aumenti i redditi di tutte le famiglie italiane, soprattutto su base mensile.

 

Di quale entità sarebbe il taglio delle tasse pensato da Renzi?

Poniamo che il governo decida di aumentare il reddito disponibile di un punto di Pil, pari cioè a 16 miliardi di euro. Le famiglie italiane sono 23 milioni e questo mediamente per famiglia significherebbe un po’ meno di mille euro su base annua, cioè di nuovo circa 80 euro.

 

Quali effetti avrebbe questa misura?


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