BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ La "spia accesa" per le banche centrali

Negli ultimi giorni, alcune delle principali banche centrali mondiali hanno cercato di definire le loro strategie. Per GIUSEPPE PENNISI non ne esce un quadro confortante

InfophotoInfophoto

Negli ultimi giorni, gli organi di governo delle principali banche centrali dei Paesi avanzati a economia di mercato si sono riuniti e hanno definito i lineamenti delle loro strategie a breve e medio termine. Il 10 marzo, la Banca centrale europea ha approvato un programma innovativo di misure monetarie “non ortodosse”, specialmente mirate a facilitare quegli istituti bancari dell’area dell’euro che estenderanno prestiti a imprese e famiglie nella speranza di facilitare la ripresa dell’economia dell’eurozona o almeno a evitare che cada in una nuova recessione o, peggio ancora, in deflazione. Tali misure sono state esaminate in dettaglio su questa testata.

Sinora il Quantitative easing della Bce ha dato risultati inferiori alle aspettative. Non sembra affatto prossimo all’obiettivo di riportare l’inflazione nella zona euro a un tasso annuo del 2%, il vero indicatore di ripresa di consumi e investimenti. Nei 12 mesi terminati il 29 febbraio scorso, al contrario, il tasso armonizzato dell’indice dei prezzi al consumo nell’area ha subito una contrazione dello 0,2%. Se l’indice viene depurato per togliervi prodotti molto sensibili a tendenze di breve periodo (petrolio, alimentari), c’è stato un aumento, ma appena dello 0,7% (e quindi sempre molto distante dall’obiettivo del 2%).

Ci sono stati leggeri segni molto fragili di miglioramento dell’economia reale. Lo suggerisce anche il fatto che le indicazioni positive dei primi mesi del 2015 (quando il Pil dell’area cresceva allo 0,5%, cioè a un tasso annuale del 2,2%) sono state smorzate nell’ultimo trimestre dell’anno scorso: una crescita appena dello 0,2% che, se proiettata all’intero 2016, suggerisce per quest’anno un aumento del Pil solo dell’1,1% per l’intera zona euro. In breve, l’iniezione monetaria appare avere modesti effetti su prezzi e crescita.

Uno studio della Cgia di Mestre documenta che parte della responsabilità è dei grandi istituti bancari che non avrebbero convogliato verso le aziende gli 87 miliardi di titoli pubblici convogliati dalla Bce all’Italia, mentre nello stesso periodo i prestiti degli istituti di credito alle imprese sono diminuiti di 15 miliardi di euro (rispetto ai 12 mesi precedenti). Le cronache delle ultime settimane suggeriscono che numerosi istituti hanno utilizzato il Qe per “ripulire” i loro conti da crediti deteriorati piuttosto che per nuove attività. Tuttavia, questa è solamente una delle componenti. Anche in Germania e in Francia, dove le previsioni di crescita economica per il biennio 2016-2017 sono più favorevoli che in Italia e dove i prestiti alle società non finanziarie sono aumentati negli ultimi 12 mesi, l’inflazione è prossima allo zero (+0,2% per i consumatori tedeschi e +0,1% per quelli francesi).

Il 15 marzo, dopo due giorni di intense discussioni, il direttorio della Bank of Japan ha deciso di mantenere la politica di tassi d’interesse negativi annunciato lo scorso gennaio. Sulla decisione hanno certamente influito le misure prese dalla Bce. In effetti, la politica di tassi d’interesse negativi non ha riscosso consensi in Giappone perché le banche hanno nel contempo aumentato le loro commissioni (per compensare la riduzione dei loro utili). Lo stesso Primo Ministro Abe ha preso le distanze dalla BoJ: avrebbe preferito un aumento degli acquisti di titoli di Stato piuttosto che una maggiorazione dei tassi d’interesse negativi (ora i tassi sui depositi sono -0,1%) per avvicinarli a quelli della Bce (-0,4%). Presa tra due fuochi, dunque, la BoJ ha posposto una decisione d una delle prossime riunioni del direttorio, forse a fine aprile o più probabilmente in giugno.