BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il business sui migranti nei paesi del nord Europa

InfophotoInfophoto

C'è poi il business dei bambini migranti non accompagnati, i quali in base alla legge svedese devono vedersi assegnato un tutore legale che diviene responsabile del comportamento e della salute del bambino. Nel dicembre del 2015, la stampa svedese rendeva noto che da dati ufficiali vi erano tutori legali con in carico 29 migranti minorenni: quanto rendeva loro questo servigio? Più di 7mila dollari al mese, il tutto a fronte di un servizio di fatto non reso o reso male, perché appare difficile poter curarsi contemporaneamente di 29 bambini senza genitori e per di più stranieri. Il tutto, a fronte di un numero sempre crescente di piccoli profughi che spariscono nel nulla.

L'industria dell'immigrazione è un business enorme a spese dei contribuenti, a Roma come in Svezia. Lo dimostrano le cosiddette "foster homes", le case affido per rifugiati non accompagnati: pochi giorni fa, infatti, è emerso che uno dei responsabili della Swedish Migration Agency è anche titolare di una compagnia, la Starkfamn Familjehem AB, la quale casualmente fornisce proprio "foster homes". Quindi, non solo un business per i privati ma anche per funzionari pubblici furbi. Vedremo se l'accordo con la Turchia scongiurerà nuovi afflussi di massa, ma, in moltissimi casi, il danno è già stato compiuto con anni e anni di gestione allegra e clientelare di un fenomeno che non è meramente demografico ma anche di sicurezza sociale. Ne sanno qualcosa in Germania e anche nella Svezia del welfare universale voluto da Olof Palme negli anni Settanta.

Se per caso si arrivasse davvero a un conflitto in Libia, prepariamoci però a una nuova invasione che sarà tutta italiana, visto che i barconi che partiranno verso il Mediterraneo saranno di competenza nostra: come agiranno al riguardo i partner europei? Alzeranno muri e ci tratteranno come hanno trattato la Grecia finora o si faranno carico delle loro responsabilità? Anche perché io temo che, concentrati come sono sull'esistente e sull'emergenza, i Paesi europei stiano sottovalutando un possibile nuovo fronte di immigrazione di massa, ovvero quel Libano che accoglie nei campi profughi palestinesi quasi 2 milioni di siriani e che è sull'orlo di una crisi economica gravissima e di un possibile, nuovo conflitto interno. Se davvero si arrivasse a una nuova guerra civile, l'ondata migratoria sarebbe biblica. E purtroppo c'è chi avrebbe interesse a destabilizzare il Libano in chiave anti-iraniana, vista la forza di Hezbollah che è anche nel governo di Beirut, ora che Assad sembra inamovibile dal potere a Damasco: Arabia Saudita in testa, la quale l'altro giorno ha massacrato 119 civili (tra cui 22 bambini) con un raid aereo su un mercato in Yemen, ma continua a guidare il Comitato per i diritti umani dell'Onu.

In Libano, infatti, sembra riacutizzarsi la cosiddetta "crisi della spazzatura" scoppiata nell'agosto dello scorso anno, quando il governo fu incapace di rinnovare il contratto per la gestione dei rifiuti con la Sukken e in pochi giorni larghe parti del Paese si trasformarono in vere e proprie discariche a cielo aperto, scatenando le proteste di piazza della gente. Per giorni le strade di Beirut ribollirono di rabbia popolare, con la gente che accusava il governo di malagestione e corruzione e ponendo le basi a quella che molti dipinsero come una possibile nuova "rivoluzione dei cedri". Dopo il picco estivo, le proteste calarono di intensità, ma la situazione è rimasta molto seria, vista l'emergenza sanitaria perenne che vede moltissimi libanesi colpiti da virus legati a liquami e immondizia. La scorsa settimana, poi, la decisione del governo di rinviare l'apertura di tre impianti per il sotterramento dei rifiuti è stata letta dalla popolazione come l'ennesimo esempio di incapacità e corruzione, tanto che il gruppo di pressione We Want Accountability ha messo in guardia rispetto a misure di sorpresa. Nuove proteste in arrivo?