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SPY FINANZA/ Il business sui migranti nei paesi del nord Europa

Pubblicazione:lunedì 21 marzo 2016

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Il problema è che in Libano la situazione è esplosiva non soltanto per la crisi dei rifiuti, visto che da un lato è in atto una vera crisi diplomatica con l'Arabia Saudita e gli alleati di Ryad e dall'altro c'è la presa di posizione internazionale contro Hezbollah, bollata come "entità terrorista" da molti governi e organismi internazionali riconosciuti. L'Arabia ha cominciato la sua destabilizzazione del Libano mesi fa, quando la decapitazione a Ryad del predicatore sciita Nimr al-Nimr scatenò una violenta reazione da parte di Hezbollah che i sauditi non gradirono affatto e utilizzarono come pretesto per dare il via a ritorsioni. Immediatamente Ryad annullò il pacchetto di aiuti da 3 miliardi verso l'esercito libanese e anche quello di 1 miliardo di dollari a supporto dell'economia: privata dei turisti del Golfo, l'economia libanese è rapidamente deteriorata arrivando alla recessione. Inoltre, sempre l'Arabia ha espulso 300mila lavoratori libanesi, i quali annualmente inviavano a casa rimesse per 4,7 miliardi di dollari, un altro colpo mortale all'economia. Se per caso altri Paesi del Golfo dovessero seguire l'esempio saudita, per il Libano sarebbe la fine e un'ondata di proteste potrebbe presto degenerare in guerra civile.

Inoltre, nel dicembre scorso il Congresso Usa ha varato una legge che vieta alle banche di operare con Hezbollah e con altre organizzazione legate alla resistenza libanese. Subito dopo quest'atto, il Consiglio per la Cooperazione del Golfo ha votato una risoluzione, approvata in seguito anche dai ministri dell'Interno e degli Esteri della Lega Araba, in base alla quale Hezbollah veniva qualificato come "movimento terroristico". Di più, gli Usa hanno anche deciso un'azione contro la televisione libanese, Al-Manar, al fine di ridurne le capacità di trasmissione, definendo i contenuti dei programmi propagandistici per la resistenza sciita. Insomma, se una seconda guerra civile può ancora essere evitata, il rischio di una nuova invasione del Paese appare invece molto alto partendo da questi presupposti. E avendo fallito in Siria, dove proprio Hezbollah, iraniani e soprattutto aeronautica russa hanno messo la museruola alle mire di destabilizzazione sunnite nell'area, difficilmente Ryad perderà questa occasione, sfruttando oltretutto la solidarietà degli altri Paesi del Golfo, degli Usa e soprattutto di Israele, Paese per cui l'Iran resta sempre il nemico numero uno, soprattutto dopo l'accordo sul nucleare voluto da Stati Uniti e Ue.

Lo ripeto: se sarà crisi in Libano, non solo saranno i 2 milioni di siriani più i 350mila profughi palestinesi a muoversi per fuggire, ma anche la popolazione civile libanese, andando a formare un onda d'urto in un contesto già in fiamme sia in Siria che in Libia, senza contare l'Iraq e potenzialmente l'Egitto. Chissà se l'Europa dei mille vertici e delle mille emergenze starà valutando questa ipotesi prima che sia, ancora una volta, troppo tardi.

 

(2- fine)



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