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SPY FINANZA/ Quel che non torna negli attentati a Bruxelles

Pubblicazione:mercoledì 23 marzo 2016 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 23 marzo 2016, 11.03

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Trentuno morti. 31. Corpi senza più calore: mariti, mogli, padri, madri, figli. Morti, perché? In casi come questi la reazione pavloviana alla Ferrara o alla Fallaci è la più comoda, te la prendi con gli islamici e via: ma non sono state le ricette neo-con seguite all'11 settembre ad averci messo in questo casino, o sbaglio? Questi guardiani dell'Occidente non hanno nulla da dire sui rapporti del loro padrone di riferimento, gli Usa, con l'Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo, i veri finanziatori del terrorismo sunnita in mezzo mondo? No, a loro piacciono le semplificazioni, le idiozie del tipo "non tutti gli islamici sono terroristi ma tutti i terroristi sono islamici". Al di là che per un trentennio tutti noi avremmo potuto pagare il prezzo di questa semplificazione a causa dei cattolicissimi guerriglieri dell'Ira, vorrei che mi dessero una spiegazione alla tabella a fondo pagina: al netto degli attacchi di Parigi del 2015, chi ha ucciso chi nel 2014? Islamici che hanno ucciso altri islamici, nel disinteresse dei nostri sederini al caldo. E ancora, sapete dove si trova la più grande moschea d'Eurasia (io non credo all'Ue, credo a un'Europa che contempli i Balcani e la Russia)? A Mosca, per espressa volontà di Vladimir Putin. In tutto il territorio russo le moschee non si contano e la nutrita presenza musulmana non costituisce affatto un problema. Se ne desume che il problema di fondo non è - come i Ferrara sostengono - l'Islam in quanto tale, diversamente quel che accade oggi in Europa accadrebbe anche in Russia. 

Il focolaio terroristico "islamico" che si trovava in Cecenia è stato domato con i carri armati e i missili, riducendolo a un posacenere: uno Stato che che fa lo Stato opera così. L'ordine è stato ristabilito e a capo della Cecenia ora c'è un musulmano tra i più fedeli sostenitori di Putin e dell'attuale ordine russo. Chissà chi ha finanziato e addestrato quei simpatici terroristi islamici che Putin ha spazzato via come briciole dalla tovaglia in Cecenia? Ve lo siete mai chiesto? Io so soltanto che Abu Omar al-Shishani, meglio conosciuto come "Omar il ceceno" e ministro della Difesa dell'Isis, lo scorso 14 marzo è stato dichiarato clinicamente morto a seguito delle ferite riportate durante un raid Ua del 4 marzo. Peccato che il 27enne al-Shishani in realtà si chiamasse Tarkhan Batirashvili e fosse georgiano, per l'esattezza dell'enclave cecena di Pankisi. Ecco come ne parlava Michael Cecire, analista di fenomeni estremistici presso il Foreign Policy Research Institute di Philadelphia: «Più di chiunque altro, Batirashvili ha legittimato l'Isis nei circoli di militanti nel Caucaso attraverso il potere delle sue azioni, ovviamente poi amplificate dalla propaganda del Califfato». Tra i suoi successi, la cattura della base aerea di Menagh dopo due anni di attacchi andati a vuoto. Bene, ecco invece la parole di un ufficiale dell'esercito georgiano: «Lo abbiamo addestrato bene e gli americani ci hanno aiutato molto. Infatti, l'unica ragione per cui non è andato a combattere in Iraq accanto agli Stati Uniti è perché avevamo bisogno delle sue abilità qui in Georgia». Ecco invece il ricordo di un commilitone: «È stato un soldato perfetto fin dal primo giorno. Le unità delle forze speciali Usa ci hanno addestrato molto bene tutti, ma lui era il pupillo, la star». Quindi, non solo gli Usa hanno addestrato oltre 80 militari georgiani d'elite subito prima del tentativo di assalto all'Ossezia, poco gradito a Putin, ma uno di loro, il pupillo, è diventato addirittura ministro della Difesa dell'Isis in Siria. Ma ora è clinicamente morto, quindi è come se non fosse esistito. 

Sono tante le domande da farsi in questi giorni, cari amici. E partiamo da tre giorni fa, non fa ieri. Partiamo da Salah Abdeslam, la mente delle stragi di Parigi del 13 novembre scorso, ricercatissimo a tal punto da dover essere in Siria nei ranghi dell'Isis. Invece era nel quartiere dov'è nato e vissuto, Molenbeek, a Bruxelles, proprio la città dove ieri è esplosa la bomba nella metropolitana. 

 

 


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COMMENTI
23/03/2016 - Grazie Bottarelli (Giuseppe Crippa)

Grazie Bottarelli, la lettura del Suo articolo aiuta a capire la situazione reale molto più di qualunque altro contributo offerto oggi qui. Per la seconda volta poi leggo su queste pagine l’espressione “buonismo ipocrita” e trovo un interessante appunto rivolto anche ai cattolici: forse il testosterone non è sostanza così rara a trovarsi in Italia come temevo…

 
23/03/2016 - Bruxelles (delfini paolo)

Sono d'accordo con Mauro Bottarelli,assurdo illudersi che coloro e quelle istituzioni che hanno spalancato di fatto le porte all'islamismo siano i soggetti che possono e devono sconfiggerlo.

 
23/03/2016 - Complotti (Ma BA)

Posso convenire con l'articolista su tutte le "incongruenze", chiamiamole così, o addirittura le complicità della superpotenza USA con frange dell'estremismo islamico. Basti pensare che mentre si fanno le sanzioni alla Russia di Putin perché viola i diritti umani (!), nel contempo si è alleati di (M)Erdogan, dell'Arabia Saudita etc. (e ora anche di Cuba), tutti regimi notoriamente fieri ed integerrimi corifei degli stessi! e finanziatori/fiancheggiatori dei tagliagole. Non concordo sul giudizio riguardo alle reazioni alla Ferrare alla Fallaci, perché i fatti dimostrano che l'islam "è" un problema per la società moderna. Laddove i musulmani sono maggioranza per tutti gli altri la vita è grama, come si sa. Laddove esistono minoranze consistenti di islamici, nascono insurrezioni armate e violente indipendentemente da interventi "occidentali"(Thailandia, Filippine, Nigeria etc..). La Russia di Putin per ora è esente, grazie a lui probabilmente. Cosa succederà se e quando al suo posto ci sarà qualcuno meno deciso e lucido di lui? Il multiculturalismo e l'accoglienza alla Francesco (che lui però non attua) sono gli sbagli più grandi. Fermiamoci finchè siamo in tempo.