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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I "giochi sporchi" nella guerra al terrore

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Bene, pochi giorni dopo quell'imbarazzante ammissione, ciò che restava delle forze ribelli addestrate dagli Usa sparì del tutto. Più che altro, si vendette. Quando infatti miliziani di Al-Nusra accerchiarono il quartiere in cui risiedevano i ribelli, questi non solo si arresero subito, ma barattarono equipaggiamento e sei pick-up con un passaggio sicuro dalla Turchia alla Siria. La conferma arrivò dal colonnello Patrick Ryder, portavoce del Central Command e fu la goccia che fece traboccare il vaso: il programma Train and equip fu messo in naftalina. Anche perché solo due mesi prima, a luglio, la stessa Al-Nusra rapì il comandante della "Divisione 30" e alcuni miliziani della stessa, ovviamente una forza ribelle addestrata dagli Usa: «Noi e il popolo sunnita di Siria non permetteremo che il loro sacrificio sia servito su un piatto d'argento alla retorica americana», si lesse in un comunicato di rivendicazione. 

Bene, domenica scorsa la comica è diventata definitiva: i miliziani di Al-Nusra hanno preso il controllo di Maarat Numan, città sotto il controllo dei ribelli e dove manteneva la sua presenza la "Divisione 13", una delle prime create dagli Usa e la prima ad aver accesso ai missili anti-carro TOW. Non solo tutti i 40 miliziani sono stati arrestati e rapiti, ma il bottino di guerra si è sostanziato per Al-Nusra in missili anti-carro, veicoli blindati, un carro armato e altri armamenti. Insomma, i militanti di Al Qaeda in Siria ringraziano vivamente il Pentagono per avergli garantito armi di prima qualità a costo zero. In un tweet del 13 marzo la "Divisione 13" dichiarò di aver fallito nel respingere un attacco di Al-Nusra e dei suoi affiliati della fazione Jund al-Aqsa. Insomma, gente addestrata alla grande, dei fenomeni visto che due giorni prima, l'11 marzo, miliziani di Al-Nusra erano entrati a Maarat Numan per attaccare un corteo, ma erano stati respinti dai dimostranti. La "Divisione 13", invece, si è comportata come un sufflè, nonostante la situazione richiedesse occhi aperti h24 (potrebbero far carriera nei servizi belgi). 

Ma ecco il colpo di teatro: il generale Austin, quello che ha ridotto il programma Train and equip a una barzelletta, ammettendolo davanti al Congresso, cosa vuole fare ora? Farlo ripartire «per combattere l'Isis», questo attraverso un focus maggiore del Central Command basato su un minor numero di soldati e su addestramenti più specifici (forse toglieranno la lezione sul come farsi fregare le armi, quando non le cedono di loro volontà). Immediatamente il senatore democratico del Connecticut, Chris Murphy, ha dichiarato che «il programma è così profondamente compromesso che non può essere salvato. Nonostante l'enorme supervisione e l'utilizzo di personale Usa sul terreno, ancora non è possibile evitare che le armi finiscano nelle mani sbagliate». Sbagliate? Sicuro? Ma c'è chi la pensa in altro modo. Il senatore repubblicano per la South Carolina, Lindsey Graham, si è infatti chiesto se il rinnovato programma «avrà le stesse condizioni disponibili in precedenza. Mi piacerebbe sapere: intendiamo limitare il ruolo attivo di questi miliziani solo contro l'Isis?». 

Ed ecco uscire il sempiterno senatore John McCain, gran visir dei destabilizzatori di mezzo mondo, dalla Siria al Caucaso, il quale ha pronunciato la seguente frase: «Sono scettico perché ho già visto questo film, ma se mi si chiede di dire no al programma di addestramento, allora rispondo che non sarebbe giusto vietarlo». Salvo poi concludere sibillino: . Come dire, se c'è da combattere le milizie di Assad, non si tireranno indietro. Ma se il cessate il fuoco regge e i russi hanno ritirato parte delle truppe, perché qualcuno dovrebbe fare la guerra alle milizie di Assad invece che chiudere i conti con l'Isis? Oltre Erdogan, qualcun altro sta per cascare nel trappolone del Cremlino?