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BANCHE E POLITICA/ I 4 guai pronti per l'Italia

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1) Le banche popolari e territoriali. Per motivi mai davvero chiariti, e quindi rimasti nel limbo tra il sospetto dietrologico e l'evidenza insipiente, il governo Renzi ha fatto propria l'equazione di uno dei più deboli vertici della Banca d'Italia che si ricordi tra le dimensioni delle banche e la loro solidità. Focalizzando i propri strali contro le banche territoriali, che in Italia sono tradizionalmente le banche popolari e le banche di credito cooperativo. Doppio errore. Le Popolari sono state negli ultimi mesi - carta canta - le più disponibili a erogare credito alle piccole e medie imprese, cioè la "benzina" che manca affinché il sistema Paese agganci quel po' di ripresa che circola in Europa e non da noi; e hanno anche dimostrato di avere, in media, parametri patrimoniali rilevanti ai fini della vigilanza europea doppi rispetto alle banche in società per azioni. Imponendo per legge - pendenti ancora numerosi ricorsi di legittimità costituzionale - la trasformazione in società per azioni delle prime dieci banche popolari, tra cui quella di Verona, il governo non ha minimamente risolto, né intaccato, nessuno dei problemi del settore innescando invece un "risiko" di poteri incontrollabile, e a favore della grande finanza internazionale (pochi ricordano che, ad esempio, nel capitale della nascente banca milano-veronese i primi soci sono tutti fondi esteri). Adesso il "secondo turno" riguarda le Banche di credito cooperativo, a loro volta né buone né cattive in assoluto, ma solo a seconda della buona o cattiva gestione… con il noto contorno di polemiche sulle eccezioni toscane casualmente introdotte per volere del premier toscano.

2) La mancanza di capitali. Sul mercato dei capitali, in questa fase, scarseggiano quelli interessati a comprare banche. Soprattutto, non se ne vedono in Italia. Le quattro "good bank" costituite sulle ceneri di Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche, che il loro bravo presidente Roberto Nicastro voleva vendere prima dell'estate, non hanno trovato finora offerte congrue, e quelle poche hanno tutte firma straniera: Bc Partners, Blackstone, Apollo, Lone Star, Oaktree, Centarbridge e simili. Investitori italiani, zero. Come non se ne trovano per Unicredit, banca gigantesca e anche ben gestita, ma guidata da un nocciolino di stranieri su cui solo il vicepresidente Palenzona sta lavorando per ricostituire un gruppetto azionario di riferimento e residenza italiana. E come non se ne sono trovati per Mps.

3) La troppa fame di capitali. Per converso, varie banche sono notoriamente a corto di capitale, cioè hanno bisogno che qualcuno vi investa: innanzitutto la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, tra tutte e due necessitano di 2,5 miliardi di euro di capitali freschi e non si sa chi possa metterveli. E il Monte dei Paschi di Siena, ottimamente gestito dal "commissario" Fabrizio Viola, trascina ancora sul groppone 23 miliardi di sofferenze lorde e ha bisogno di capitali, che a oggi nessuno gli ha offerto, tanto che il Tesoro non potrà incassare gli interessi sul prestito e salirà entro l'estate - giocoforza - al 7% del capitale, perseverando oltretutto (incredibilmente) a non preoccuparsi di dare una guida strategica di lungo termine, salendo magari al 29% inoculando capitali freschi e rimettendo l'istituto a centrocampo. E l'elenco delle banche sottocapitalizzate sarebbe ancora lungo, anche perché l'asticella degli obblighi viene incredibilmente alzata sempre più dalle autorità internazionali.


COMMENTI
26/03/2016 - È Renzi il nocchiere aiuto! (Carlo Cerofolini)

Ma non è che questo quadro desolante evidenzi che con Renzi come nocchiere l’Italia sia una nave che in gran tempesta andrà inevitabilmente a fracassarsi rovinosamente sugli scogli? Aiuto!