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GEO-FINANZA/ Le nuove mosse dei "padroni" stranieri dell'Italia

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Matteo Renzi e Francois Hollande (Infophoto)  Matteo Renzi e Francois Hollande (Infophoto)

La tela della disgregazione del valore umano e capitalistico dell’industria italiana continua ancora oggi con la sottomissione al capitalismo francese dell’industria delle telecomunicazioni. Un’industria in cui abbiamo avuto posizioni di eccellenza da sempre, a cominciare dalla grande avventura pirelliana pre-tronchettiana dei cavi sottomarini e continuata con l’invenzione della telefonia mobile sotto le ali di una grande impresa pubblica come l’Iri: prima delle privatizzazioni eravamo i primi al mondo. Poi arrivò la globalizzazione subalterna voluta dai Ciampi e dai Padoa-Schioppa, applauditi da una sinistra che ora discute di stupidaggini invece che farsi l’autocritica.

Non vi è nulla di nuovo nell’arrivo di Bollorè in Italia come un protagonista indiscusso. In fondo è una vicenda che inizia dall’Ottocento, quando il grande Camillo Benso Conte di Cavour era così consapevole da preferire gli inglesi ai francesi, da buon massone di rito scozzese accettato qual era, e quindi consapevole che l’Unità d’Italia non poteva che essere raggiunta se non con la forza della diplomazia internazionale: Francia e Inghilterra si son sempre combattute sul nostro suolo come dimostrò del resto la presa di Porta Pia, che sancì la fine del potere temporale dei Papi, non a caso sostenuti in funzione anti-inglese dalle truppe francesi.

Ora non ci sono più truppe e battaglie in Europa: ora sono in Africa. Non c’è bisogno di lottare per la Repubblica Romana con i gloriosi fratelli Cairoli. Ma esistono pur sempre italici che invocano lo straniero: in questo caso Mediaset e il suo dominus Berlusconi, del resto incostituzionalmente privato del potere politico per aver contrastato - pensa un po’- il potere sovra-nazionale degli inglesi, dei francesi e degli Usa. Dove? Ma in Libia, guarda caso. L’accogliere Gheddafi come un ospite di eccezione, pacificare le ere post-coloniali baciando la mano del figlio del Leone del Deserto che il generale Graziani giustiziò con inaudita ferocia costò al Cavaliere la perdita del potere politico. E all’Italia la perdita della presenza pacifica in Libia come industria dominante e non secondaria.

Il governo Renzi sembrava seriamente consapevole di queste problematiche. Ma evidentemente nell’ultimo incontro di Venezia con Hollande qualcosa non è andato per il verso giusto e la partita franco-italiana si è riaperta in Libia con la nostra sconfitta e in Italia con la perdita del controllo nazionale della Telecom, industria strategica per eccellenza e su cui già tutto si è detto, dalle reti con i nostri segreti e con i nostri apparati di sicurezza che vanno condivisi e non conquistati… La mia speranza è che si sia chiesto qualcos’altro in cambio come si fa o si faceva nella vecchia diplomazia economica e politica di un tempo.

La vicenda Telecom è un segmento di una storia infinita che inizia con gli Sforza, Machiavelli e Guicciardini. Tutto si risolve sempre o nella vittoria del realismo eroico dei Machiavelli oppure nella deferenza astuta ma subalterna di Guicciardini… entrambi fiorentini…



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COMMENTI
26/03/2016 - In cambio di 1 piatto di lenticchie? (Carlo Cerofolini)

Non è che Renzi - come compenso alla colonizzazione che subiamo - avrà chiesto a Hollande il famoso piatto di lenticchie, ovvero l’appoggio della Francia al via libera dell’Ue sulla maggiore flessibilità (a debito) per l’Italia che, visti i precedenti, poi quasi sicuramente userà quei denari per bonus vari e alleggerimenti fiscali apparenti, in funzione elettorale? A pensare male si sa…

 
26/03/2016 - commento (francesco taddei)

in italia manca del tutto un senso di comunità nazionale. conta solo il soddisfacimento personale o di categoria. il valore dell'interesse o unità nazionale è ostacolato da moltissimi fattori: un partito egemone che impone la sua cultura nazionale e chi non ci sta è antidemocratico, politici che svendono i confini per farsi una carriera, una chiesa in italia contraria ad un'idea di orgoglio nazionale, un ordine dei giornalisti che sputa sull'italiano, corpi intermedi autoreferenziali che propugnano l'odio di classe invece che la collaborazione e chi più ne ha più ne metta, la lista è lunghissima. se non c'è nessuno che incarna questo senso di unità nazionale, ed oggi non c'è, non vedo alternative ai padroni stranieri. franza o spagna.......