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GEO-FINANZA/ Le nuove mosse dei "padroni" stranieri dell'Italia

Pubblicazione:sabato 26 marzo 2016

Matteo Renzi e Francois Hollande (Infophoto) Matteo Renzi e Francois Hollande (Infophoto)

In “Dieci anni tra Roma e Washington”, le sue memorie affascinanti, edite da Mondadori nel 1955, Alberto Tarchiani ricorda con straordinaria efficacia euristica, da grande diplomatico e da grande antifascista patriottico qual era, che cosa successe alle Nazioni Unite nel 1949, allorché si votò per indicare il percorso di ricostruzione della Libia dopo la sconfitta italiana e il ritorno in grande stile dei francesi e degli inglesi, unitamente agli Usa, in quel lembo di deserto immenso e di civiltà urbane rarefatte da cui era scaturita la rivolta contro il dominio coloniale italiano.

Sforza e Bevin, nel corso di lunghe trattative diplomatiche, appena finita la guerra, con un forte appoggio e impegno di un De Gasperi sconfitto ma non domo, così come s’era presentato sin da subito sulla scena internazionale, avevano concordato di iniziare la ricostruzione affidando alla Francia il protettorato del Fezzan, all’Inghilterra quello della Cirenaica e all’ Italia la Tripolitania. Arturo Desio, prima della fine della guerra, aveva, da grande geologo qual era, scoperto immensi giacimenti di petrolio che proprio in Tripolitania potevano iniziare a essere sfruttati. Di tutto ciò i servizi segreti inglesi erano al corrente. La divisione della Libia in uno Stato federale era la soluzione più favorevole agli interessi italiani.

Fu singolare il fatto che la soluzione non fu raggiunta per un solo voto: quello del delegato di Haiti che si assentò perché… ubriaco. Si seppe poi che i servizi inglesi erano stati i fornitori non solo di abbondanti dosi di whisky. Giunse così di nuovo in Libia la dinastia senussita, che del resto ne aveva tutta la legittimità (la possiede anche oggi e dovrebbe essere ben valorizzata…) per via non solo però dei suoi meriti nella sua lotta contro gli invasori italici, ma soprattutto - a quel tempo - per gli ottimi rapporti con il Regno Unito.

Nonostante questo tentavo di strappare all’Italia il controllo sulle risorse petrolifere, il colpo di stato di Gheddafi e insieme la lucida spregiudicatezza di Mattei consentirono all’Italia di divenire il principale soggetto di sviluppo dell’industria degli idrocarburi fossili in quella martoriata regione del mondo dove 150 tribù oggi non riescono più a ritrovare un punto di unità. In fondo la caduta di Gheddafi, la sua uccisione efferata, altro non sono stati che un nuovo tentativo - questa volta terribile - della Francia, del Regno Unito e degli Usa, di cacciare l’Italia dalla Libia o di grandemente limitarne il ruolo e di giocare da dominatori incontrastati del destino dell’Africa del Nord e di quella subsahariana sino al cuore profondo del Congo, dal cui controllo si giunge al dominio del mondo.

Ma potremmo ricordare altre vicende: l’assassinio da porte dell’Oas dei fascisti francesi (gli stessi che attentarono a De Gaulle negli stessi giorni) di Mattei, la cacciata di Ippolito manu magistrato dalla ricerca sul nucleare, la sconfitta di Schimberni e la cacciata dell’Italia dalla chimica etilenica e da quella di grande valore aggiunto delle grandi imprese nazionali, la morte di Adriano Olivetti dinanzi agli occhi asciutti di una famiglia ostile e di un gruppo legato al capitalismo internazionale franco-anglosassone come Mediobanca sempre ostile alla nostra predominanza nella nascente industria informatica e di tutte quelle strategie che avrebbero consentito di creare una nuova Italia libera e forte.


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COMMENTI
26/03/2016 - In cambio di 1 piatto di lenticchie? (Carlo Cerofolini)

Non è che Renzi - come compenso alla colonizzazione che subiamo - avrà chiesto a Hollande il famoso piatto di lenticchie, ovvero l’appoggio della Francia al via libera dell’Ue sulla maggiore flessibilità (a debito) per l’Italia che, visti i precedenti, poi quasi sicuramente userà quei denari per bonus vari e alleggerimenti fiscali apparenti, in funzione elettorale? A pensare male si sa…

 
26/03/2016 - commento (francesco taddei)

in italia manca del tutto un senso di comunità nazionale. conta solo il soddisfacimento personale o di categoria. il valore dell'interesse o unità nazionale è ostacolato da moltissimi fattori: un partito egemone che impone la sua cultura nazionale e chi non ci sta è antidemocratico, politici che svendono i confini per farsi una carriera, una chiesa in italia contraria ad un'idea di orgoglio nazionale, un ordine dei giornalisti che sputa sull'italiano, corpi intermedi autoreferenziali che propugnano l'odio di classe invece che la collaborazione e chi più ne ha più ne metta, la lista è lunghissima. se non c'è nessuno che incarna questo senso di unità nazionale, ed oggi non c'è, non vedo alternative ai padroni stranieri. franza o spagna.......