BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Usa-Russia, la "Guerra Fredda" che può costar caro all'Europa

Infophoto Infophoto

Secondo, strettamente legato a quella riunione della Nato tenutasi a Bruxelles l'11 settembre e di cui abbiamo parlato ieri. Nonostante il cessate il fuoco in Siria sia ancora attivo e finora inviolato, a Washington pare che avessero già un "Piano B" pronto in caso la tregua fallisca. Non lo dico io, lo ha detto lo stesso John Kerry ai giornalisti quando l'inchiostro della firma per la cessazione delle ostilità non era ancora asciutto: «Sta prendendo vigore una discussione significativa relativamente a un "Piano B" in caso non si ottengano risultati dal tavolo negoziale». Ovviamente Kerry non diffuse particolari al riguardo, ma sempre William Engdahl ha qualche idea al riguardo e l'ha pubblicata in un articolo per New Eastern Outlook. Il piano sarebbe semplice: se non ci sarà transizione politica in pochi mesi, la missione diverrà quella di dividere il Paese, una strategia cui i geostrateghi di Washington lavorano da un decennio e che dal 2008 è nero su bianco grazie all'allora assistente del Segretario di Stato per gli Affari mediorientali, Jeffrey D. Feltman, lo stesso che vedeva come unica speranza per il Libano l'isolamento di Hezbollah. 

Ecco cosa dice al riguardo Engdahl: «Nel 2008, Feltman curò un piano segreto insieme all'ex ambasciatore saudita a Washington, il principe Bandar bin Sultan, soprannominato "Bandar Bush" dall'ex presidente George W. Bush, proprio per gli stretti legami che aveva con la sua famiglia. Il cosiddetto "piano Feltman-Bandar" è stato rivelato nel 2011 grazie all'hackeraggio di alcuni documenti riservati contenuti nelle migliaia di files di Stratfor, l'agenzia di consulenza d'intelligence del Dipartimento della Difesa e dell'industria militare Usa». E in cosa consisterebbe? Dividere il Paese in differenti gruppi etnici e settari, in particolare tra alawiti, sunniti, sciiti, curdi e cristiani e dividere poi il territorio in tre zone: grandi città, piccoli città e villaggi. Ecco cosa dice Engdahl: «A quel punto, Stati Uniti, Arabia Saudita e alleati selezionati comincerebbero l'addestramento e il reclutamento sotto copertura di cinque livelli o reti di attori attivi, controllati dalla Cia e dall'intelligence saudita, per eseguire la distruzione o lo smembramento della Siria». Magari propedeutico alla nascita del Sunnistan, di fatto il Califfato che vuole Daesh. 

E guarda caso, proprio mentre nel Paese è in atto la tregua, il Wall Street Journal con un articolo di Adam Entous fa notare che i principali consiglieri militari di Obama stanno alzando terribilmente il pressing sul presidente per aumentare la pressione contro Mosca, anche attraverso assistenza militare segreta per i gruppi ribelli anti-Assad. Il giornale finanziario fa anche i nomi dei "falchi" che vorrebbero «infliggere del vero dolore ai russi»: Ashton Carter, il capo del Pentagono che ha convocato e diretto la riunione Nato dello scorso febbraio a Bruxelles, il generale della Marina, Joseph Dunford, in qualità di capo delle Forze armate e il direttore della Cia, John Brennan. E guarda caso, moltissimi gruppi anti-Assad, i cosiddetti ribelli moderati non sono segnalati come terroristi nelle liste dell'Onu, dove invece appaiono sia l'Isis che Al Nusra. 

Niente, non vogliamo proprio capirla. Stavolta, però, il rischio è di guerra totale. Speriamo che sia rimasto un residuo di umanità, prima che di intelligenza, nelle menti di chi prende le decisioni. Altrimenti, l'attentato di Bruxelles potrebbe essere una replica tragica di quello di Sarajevo. 

 

(2- fine)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
26/03/2016 - Speriamo si passi dalla tragedia alla farsa (Carlo Cerofolini)

Attentato di Bruxelles replica di quello di Sarajevo? Speriamo solo che – come affermava Marx – quando la storia si ripete (se si ripete ndr) se la prima volta è stata una tragedia, la seconda è una farsa. Già speriamo.