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SPY FINANZA/ Usa-Russia, la "Guerra Fredda" che può costar caro all'Europa

Pubblicazione:sabato 26 marzo 2016

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È la storia a confermare che gli americani creano Frankenstein che poi non sanno gestire. Il ricercatore e scrittore americano William Engdahl nel suo libro "L'egemonia perduta" dice chiaramente che fu la Cia negli anni Cinquanta a far incontrare il culto della morte dei Fratelli musulmani con la branca primitiva dell'Islam wahabita, un mix letale dal quale nacquero i mujahidin, le guerre in Cecenia, la guerra contro Milosevic e poi Al Qaeda, Al-Nusra e l'Isis. Non è poi un segreto che le amministrazioni Carter e Reagan lavorarono fianco a fianco con gli islamisti pachistani e afghani in chiave anti-sovietica. Quando nel 1998 fu intervistato da Le Nouvel Observateur, la mente della collaborazione tra Usa e mujahidin afghani, Zbigniew Brzezinski, fu molto chiaro quando il giornalista gli chiese se aveva rimorso per il fatto che gli insorgenti si fossero trasformati prima in Talebani e poi in Al Qaeda: «Rimorso per cosa? Quell'operazione segreta fu un'operazione eccellente. Ha sortito l'effetto di risucchiare i russi nella trappola afghana e io dovrei avere rimorso? Cos'è più importante nella storia del mondo? I Talebani o il collasso dell'impero sovietico? Alcuni musulmani agitati o la liberazione dell'Europa centrale e la fine della Guerra fredda?». 

Sfortunatamente sappiamo a cosa ha portato questo tipo di approccio alla Luttwak, tanto per citare uno degli esponenti più conosciuti al grande pubblico italiano. Nel 2007, in un articolo pubblicato dalla rivista The New Yorker, il vincitore del premio Pulitzer e giornalista investigativo, Seymour Hersh, spiegò alcune delle linee guida delle operazioni clandestine che presero vita sotto l'amministrazione Bush contro Iran, Siria e sciiti in Medio Oriente. Alla base della strategia di George W. Bush per contenere l'Iran c'era un accordo stretto con i sauditi e Israele dopo l'invasione americana dell'Iraq: «Pare che ci fu un dibattito all'interno del governo riguardo quale fosse il pericolo più grande, se l'Iran o i sunniti radicali. I Sauditi e alcuni membri dell'Amministrazione Bush dissero chiaramente che la minaccia maggiore veniva da Teheran e che i sunniti estremisti erano il male minore. Fu la vittoria della linea saudita», scriveva Hersh citando Vali Nasr, un membro molto rispettato del Council on Foreign Relations ed esperto di Medio Oriente. Ora, tenete a mente questo nome: il principe Bandar bin Sultan, ex ambasciatore saudita a Washington. Fu lui a porre le basi della politica mediorientale americana e di fatto dell'ideologia neo-con in politica estera, di fatto una strisciante e perenne guerra sotto copertura contro gli sciiti non solo per ragioni religiose, ma soprattutto per il fatto che, pur essendo minoranza, erano concentrati a livello predominante in aree mediorientali ricchi di petrolio. 

Citando un consulente del governo Usa, Hersh afferma chiaro e tondo che Bandar e altri sauditi dissero questo alla Casa Bianca: «Noi terremo un occhio ben aperto sui fondamentalisti religiosi. Abbiamo creato questo movimento, lo controlliamo. Noi non vogliamo che i salafiti non tirino le bombe, vogliamo che le tirino a Hezbollah, a Moqtada al-Sadr, all'Iran e ai siriani, se questi ultimi continuano a collaborare con Hezbollah e Teheran». Insomma, il genio della destabilizzazione è uscito già da tempo dalla lampada e, come il dentifricio uscito dal tubetto, è molto complicato da rimettere dentro.

Il rischio, ora, è duplice. Primo, vedendo persa la Siria, l'Isis potrebbe davvero spostare il suo campo di battaglia in Europa per porre pressione su chi ha permesso a sciiti e russi di distruggere il sogno del Califfato che sembrava andare bene anche a quei governi - Usa e Ue - che non vogliono che Assad resti al potere (ad esempio, perché nega l'ok alla pipeline Qatar-Turchia). 


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COMMENTI
26/03/2016 - Speriamo si passi dalla tragedia alla farsa (Carlo Cerofolini)

Attentato di Bruxelles replica di quello di Sarajevo? Speriamo solo che – come affermava Marx – quando la storia si ripete (se si ripete ndr) se la prima volta è stata una tragedia, la seconda è una farsa. Già speriamo.