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SPY FINANZA/ Le "mosse sospette" della Bce su Italia e spread

Pubblicazione:lunedì 28 marzo 2016

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Questo anche se, stando a valutazioni di Peter Chatwell, responsabile della strategia sul fixed income a Mizuho, il rischio terrorismo fa comunque emergere le debolezze dell'eurozona, le quali agli occhi degli investitori non europei sono strutturali: la mancanza di una vera unione politica e fiscale, l'ascesa del populismo e del sentimento anti-euro. «Se i problemi europei resteranno irrisolti, il terrorismo contribuirà a ridurre la propensione al rischio degli investitori. Per la prima volta dal primo semestre del 2012, l'analisi del rischio/rendimento a favore di uno spread più stretto tra Btp e Bund non è più così attraente per noi», ha chiosato.

Bene, ora veniamo alla criticità: perché ritengo che il Qe della Bce possa peggiorare in quanto a negatività d'impatto? Vediamo un po'. Nella riunione del board del 10 marzo scorso, Mario Draghi ha annunciato il piano di aumento degli acquisti, includendo anche bond corporate non finanziari e con investment grade, questo per aumentare il volume mensile da 60 a 80 miliardi di euro. Quale potrebbe essere lo sviluppo ulteriore? La strada giapponese dell'acquisto onnivoro come scelta obbligata. Il perché è presto detto: la Bce, infatti, per una volta non sarà soggetto quasi monopolista del mercato per quanto riguarda gli acquisti perché le aziende europee stanno dando vita, ormai da tempo, a intensi buybacks del proprio debito, più che dei propri titoli azionari. Queste operazioni di riacquisto obbligazionario da parte di aziende non finanziarie sono in continua crescita dal quarto trimestre del 2012 e solo nel secondo trimestre dello scorso anno, qualcosa come 9 miliardi di euro di debito corporate è stato offerto sul mercato, sia direttamente che prima dell'annuncio di una nuova emissione più a lungo termine.

Perché le aziende europee danno vita a buybacks obbligazionari piuttosto che propendere verso attività più reflazionarie, come ad esempio gli investimenti in capitale fisso, il cosiddetto CapEx? Una combinazione di alti livelli di contante, visto che a livello europeo quel volume salirà entro fine anno a quasi 450 miliardi di euro e proprio i tassi di deposito a zero o negativi che stanno ormai emergendo ovunque. Piuttosto che soffrire della cosiddetta double taxation, ovvero il pagamento di interessi sulle obbligazioni di debito più quello sull'interesse delle detenzioni cash, per molte aziende è diventato più efficiente ricomprare i propri bond, soprattutto dopo che le agenzie di rating hanno posto ulteriore pressione affinché le ditte rifinanziassero prima del tempo le scadenze sul debito, soprattutto quando specifiche maturites sono particolarmente ampie.

Tutto questo, a livello logistico e operativo, non è di secondo piano per gli acquisti della Bce, la quale, infatti, se vuole evitare di finire potenzialmente nella condizione di prendere le decisioni riguardo le proposte obbligazionarie delle aziende, dettando di fatto i tempi, dovrebbe focalizzarsi sull'acquisto di bond con durata dai 5 anni in su. Ma se escludiamo dalla platea delle obbligazioni eligibili all'acquisto i bond con maturity tra 1 e 4 anni, come ci mostra il grafico qui sotto, allora vediamo che la disponibilità scende da un controvalore di 550 miliardi di euro ad appena 361 miliardi di euro, ovvero solo il 22% del volume reale del mercato del credito investment grade europeo.

 


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