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GEO-POLITICA/ Così Siria e Trump spaventano gli Usa

Pubblicazione:martedì 29 marzo 2016

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Anzi, il Dipartimento di Stato ha dichiarato, attraverso il suo portavoce, Mark Toner, che «pur appoggiando tutti gli sforzi per combattere lo Stato islamico, il governo Usa non intende dare il benvenuto agli attacchi dell’esercito siriano per riconquistare la città di Palmira». Eh già, Toner ha accusato il governo siriano di realizzare atti di violenza contro il suo stesso popolo e ha dichiarato che «sostituire la barbarie dell’Isis con la tirannia di regime di Al-Assad, non è una buona soluzione». Chissà, vorranno metterci un fantoccio del Fmi come hanno fatto in Ucraina, dopo che l’opzione Daesh è stata polverizzata da Putin.

Anche perché con il passare dei giorni il Re della destabilizzazione è sempre più nudo. Un reportage del quotidiano francese Le Monde, infatti, ha portato a galla parecchi particolari imbarazzanti rispetto alle relazioni pericolose degli Stati Uniti in Siria, compresi testimonianze e documenti in cui si afferma che l’intelligence Usa era consapevole della crescita dell’Isis in Siria e che avrebbe potuto fermarla, ma scelse volontariamente di non farlo. Il quotidiano transalpino evidenzia di fatto l’esistenza di una relazione occulta fra l’intelligence Usa e l’Isis, visto che stando al reportage, elaborato dopo tre settimane di indagini in Turchia, l’opposizione siriana ha confermato che gli Usa avevano ricevuto informazioni dettagliate sui movimenti dell’Isis, ma queste furono del tutto ignorate dagli americani, questo anche dopo l’inizio della campagna ufficiale contro lo Stato islamico nel settembre del 2014.

Gli oppositori siriani hanno testualmente dichiarato: «Dal momento in cui il Daesh disponeva di soltanto una ventina di componenti, fino a quando questi sono diventati 20.000, abbiamo documentato tutto agli statunitensi», ha riferito l’agente. «Quando gli abbiamo chiesto cosa avessero fatto con queste informazioni, ci hanno sempre dato risposte evasive, dicendo che la questione si trovava nelle mani dei responsabili, ecc.», ha aggiunto il capo dell’intelligence dell’Els.

E se Ash Carter e il generale Dunford hanno mostrato il loro miglior sorriso nel rivendicare l’ennesimo raid in cui è morto per l’ennesima volta il numero 2 dell’Isis, sarebbe interessante che fornissero una spiegazione al fatto che i convogli dell’Isis che attraversarono la zona desertiche per raggiungere Palmira e conquistarla, nel maggio del 2015, non furono mai bombardati dalle forze aeree statunitensi, considerando che questo avrebbe potuto impedire la conquista e il saccheggio della città, senza contare il relativo massacro di parte della popolazione civile. Tutti conoscevano l’esistenza di questi convogli e l’obiettivo su cui erano diretti: perché gli Usa non sono intervenuti?

Sono domande scomode, davvero troppo per chi si trova in un vuoto di potere senza precedenti, visto che Barack Obama ormai è un’anatra zoppa e sull’esito delle presidenziali di novembre grava un’ombra inquietante per l’establishment statunitense, quella di Donald Trump.


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