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Economia e Finanza

SPILLO/ I 4 "colpi d'ala" dei gufi che mettono all'angolo Renzi

In questo periodo pasquale sono arrivate quattro notizie poco confortanti per il Governo Renzi e la sua narrativa sulla ripresa. Ce ne parla STEFANO CINGOLANI

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

I gufi sono animali strani, si levano in volo di notte e non rispettano nemmeno le feste comandate. Così, anche questa Pasqua non hanno mancato di far sentire il fruscio delle loro ali. E per ben quattro volte addirittura. La prima quando la Bce ha alzato il dito contro l’eccesso di debito italiano. La seconda volta quando si è visto che la congiuntura europea resta debole, ma quella italiana lo è ancora di più. La terza con gli inquietanti segnali che la riforma delle riforme, cioè il Jobs Act, non sta funzionando. Infine, con le prime indicazioni sugli acquisti e sugli spostamenti pasquali.

Il marzo pazzerello si conclude con tempo perturbato. Se ad aprile non c’è una vera ripartenza, saranno guai seri. I messaggi tranquillizzanti del governo, i ripetuti inviti di Matteo Renzi a “pensare positivo” come Jovanotti, finora sono caduti nel vuoto. Cominciamo dal debito. L’Italia è particolarmente vulnerabile, dicono gli economisti di Draghi, a ulteriori scossoni finanziari molto probabili se continua la minaccia del terrorismo islamico e/o se la Federal Reserve il mese prossimo comincerà a tirare i freni, se il petrolio precipita ancora o se si diffonde sui mercati la convinzione che la bolla monetaria gonfiata dalle banche centrali per dare liquidità alle banche e nutrimento all’economia reale sia arrivata al punto di rottura. Il governo italiano sostiene che il debito comincerà a scendere dal prossimo anno grazie alla crescita del prodotto lordo nominale (cioè inflazione compresa). Ma i prezzi ristagnano e il prodotto reale anche.

Vedremo come sarà l’andamento di questo trimestre, ma poiché il Pil è entrato nel 2016 rallentando nettamente, ci vorrebbe una accelerazione potente che finora non si è vista. Speriamo che l’Istat ci smentisca, ma l’osservazione della realtà attorno a noi mostra che siamo in mezzo alla palude e non sappiamo come venirne fuori. La crescita, dunque, resterà bassa, la produttività non aumenterà a sufficienza, il costo del lavoro per unità di prodotto è superiore a quello dei nostri concorrenti (anche se i salari sono inferiori e continuano a non crescere), le banche stentano a smaltire i crediti “non performanti” cioè incagliati o perduti. Come volete che possa ridursi in modo significativo il debito?

L’Italia ha pensato di agganciarsi alla svolta dell’economia internazionale grazie alle esportazioni, e non c’è dubbio che le imprese fortemente orientate all’estero si siano date da fare, tuttavia non sono in grado da sole di trascinare l’intero corpaccione economico, per di più oggi soffrono la crisi dei mercati emergenti e una domanda europea molto debole. La Germania cresce dell’1,5% appena, la Francia ancor meno e questi due paesi da soli assorbono la maggior parte del made in Italy. I consumi domestici in Italia sono fiacchi, lo dimostrano anche i primi segnali che vengono dalle feste pasquali, gli investimenti, dopo una ripartenza dovuta all’esaurirsi delle scorte, battono il passo, il settore dei servizi è ampiamente improduttivo, quindi non c’è nessuna possibilità di compensare con la domanda interna la debolezza di quella estera.