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GEO-POLITICA/ Belgio, quello strano "precedente" degli anni 80

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Prosegue impietosa la serie di falle ed errori dei servizi di sicurezza del Belgio. Faysal Cheffou, il giornalista freelance arrestato giovedì scorso, non è "l'uomo con il cappello", ovvero il terzo kamikaze dell'aeroporto di Zaventem. O, comunque, mancano le prove per dimostrarlo, tanto che è stato rilasciato lunedì. La disperazione è tale che gli inquirenti hanno ritwittato un video postato sul sito della polizia il 22 marzo, chiedendo informazioni nel caso in cui venga riconosciuto. Ma non basta, perché dopo la Turchia, anche la Grecia punta il dito contro il Belgio: l'emittente televisiva Ert sostiene sul proprio sito che «Atene aveva inviato le mappe di Abaaoud (considerato la mente delle stragi di Parigi del 13 novembre e di Bruxelles del 22 marzo, ndr) alle autorità di Bruxelles già nel 2015». Bruxelles avrebbe risposto ai greci di «fare da soli». 

Martedì, poi, è stata la volta dell'Olanda a puntare il dito contro Bruxelles. Il 16 marzo scorso, sei giorni prima della strage, l'Fbi aveva trasmesso alla polizia olandese informazioni sui precedenti penali dei fratelli kamikaze, Ibrahim e Khalid El Bakraoui, i due terroristi che si sono fatti saltare nella metro e all'aeroporto di Bruxelles. Bene, per i siti di Le Soir e Derniere Heure, il giorno dopo, 17 marzo, vi fu un contatto diretto fra le polizie di Paesi Bassi e Belgio, stando alle dichiarazioni del ministro della Giustizia olandese, Ard van der Steur, che ha parlato proprio martedì alla Camera dei rappresentanti dell'Aja. «L'Fbi - ha detto il ministro - aveva informato dei precedenti penali di Ibrahim e di quelli radicali e terroristi di Khalid». E le autorità belghe? Nulla, anche se negano l'avviso degli olandesi. 

Ma le zone d'ombra sono tante, ad esempio il fatto che dopo un batti e ribatti durato giorni, resta l'ennesimo giallo tra il ministro dell'Interno, Jan Jambon, che dice di aver dato l'ordine di evacuazione della metropolitana alle 8.50 (comunque 52 minuti dopo le bombe a Zaventem) e il portavoce della Metro, il quale nega tutto. Per questa vicenda e altre gravi disfunzioni, sia lui, sia il suo collega alla Giustizia, Koen Geens, hanno offerto le proprie dimissioni. Respinte però dal premier, Charles Michel. E poi come si spiega che dopo 125 giorni di latitanza, Salah Adbelslam, una volta catturato vivo e prima del 22 marzo, venga interrogato pochissimo? Le Monde ha rivelato che l'ex primula rossa è stata ascoltata solo due volte, per un'ora ciascuna, perché stanco e ferito. Stanco? Soli 120 minuti, un po' pochino visto che si aveva tra le mani il capo commando delle stragi di Parigi, non vi pare? E poi come mai tutta questa voglia e fretta di farsi estradare in Francia? La prigione di Bruges non è di suo gradimento, preferisce un più chic carcere transalpino? O forse in Francia si sente più al sicuro?

Parliamoci chiaro, chi ha definito l'attacco a Bruxelles come la "risposta" dell'Isis alla cattura di Salah Abdeslam, guarda caso unico sopravvissuto alla strage di Parigi, mente sapendo di mentire. Un piccolo pregiudicato da tempo sotto controllo dei servizi segreti, ex tenutario di un centro di spaccio di droga e di prostitute come la bettola intitolata "La Beguine" nel quartiere di Molenbeek, che riesce a passare indenne attraverso quattro controlli di polizia (francese) prima di rifugiarsi nello stesso quartiere in cui ha sempre vissuto, restandoci per quattro mesi, non poteva essere il "cervello" di niente. E poi altre incongruenze, inspiegabili mancanze di comunicazione, controlli inesistenti. Ma com'è possibile, visto che parliamo del Belgio e non di una nazione dell'Africa nera?


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