BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Gli "interessi" dietro a una guerra in Libia

Pubblicazione:sabato 5 marzo 2016 - Ultimo aggiornamento:sabato 5 marzo 2016, 13.02

Infophoto Infophoto

Si è scagliato contro «una nuova lettura della Convenzione dei diritti umani per imporre valori che non sono universali e a detrimento del principio dell'uguaglianza sovrana degli Stati», ha rivendicato la difesa dei diritti economici, sociali e culturali dei popoli che devono essere considerati alla stregua di quelli civili e si è allarmato per la rinascita dei movimenti neonazisti in Ucraina e nei Paesi baltici, che beneficiano dell'indulgenza e del silenzio di Stati Uniti ed Europa. Infine, tanto per gradire, ha accusato la Turchia di armare i terroristi dell'Isis e ha sottolineato l'ipocrisia degli europei che da un lato incoraggiano l'afflusso di rifugiati e dall'altro li maltrattano con politiche incoerenti. 

Ecco come Marcello Foa chiude il suo commento: «Gli straordinari successi delle intromissioni americane in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria non ci hanno insegnato nulla. Ed è emblematico che a ricordarcelo sia proprio la Russia, che non sarà un campione di democrazia, ma che in politica internazionale ha ragioni da vendere». Sottoscrivo, in toto. E ora vi spiego perché. 

Sapete in nome di cosa stiamo per entrare in guerra e sono morti i due tecnici italiani? Destabilizzazione. E mi riferisco proprio alle parole di Lavrov riguardo le "primavere arabe" e i loro scopi reali. In un articolo dell'Associated France Press dell'aprile 2011, l'assistente al Segretario di Stato Usa, Michael Posner, ammise che nel mese di febbraio gli Stati Uniti addestrarono 5mila attivisti egiziani, tunisini, siriani e libanesi. Ovviamente, Posner disse che per preservare quelle persone dall'arresto da parte di governi autoritari l'operazione era stata coperta come piano per lo sviluppo delle nuove tecnologie, che il governo finanziò con 50 milioni di dollari regolarmente registrati nel budget. Di più, lo stesso New York Times pubblicò un articolo nel quale si diceva chiaramente che le organizzazioni chiamate a dar vita alle primavere arabe erano state finanziate dal National Endowment for Democracy, a sua volta finanziato dal Congresso con 100 milioni di dollari e dalla Freedom House, che beneficiò di "donazioni" da parte del Dipartimento di Stato. 

Per capire bisogna partire da un acronimo, ovvero Pomed, sigla che sta per Project on Middle East Democracy, un'istituzione diretta da uomini del Council on Foreign Relations e del Brookings Institute, consorterie molto influenti nelle decisioni del governo e con addentellati in tutti i quadri intermedi del potere politico e di intelligence. Il Pomed non solo ammise, ma si fece vanto del fatto di aver aiutato chi protestava a sviluppare capacità e attitudine a fare network. Questo addestramento avveniva ogni anno sotto la supervisione e con l'organizzazione di Movements.org, questo a partire dal 2008 quando i membri del movimento egiziano "6 aprile" e altri gruppi impararono tecniche di sovversione dei loro governi. 

E chi sponsorizzava e finanziava Movements.org? Un conglomerato di agenzie governative e corporations Usa che vantava nel novero dei suoi democratici benefattori, tra gli altri, nomi come il Dipartimento di Stato, Google, Mtv, l'agenzia di relazioni pubbliche Edelman, Facebook, Cbs News, Msnbc e molti ancora. E quando una notizia, come all'epoca le "primavere arabe" e oggi la minaccia dell'Isis in Libia (ieri è stata la strage al Bataclan), diventa l'unico argomento h24 su tutte le reti, forse è il momento di chiedersi se dietro non ci sia un'agenda differente. 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
05/03/2016 - Il colpevole ha un nome (Giuseppe Crippa)

Ennesimo bellissimo articolo di Mauro Bottarelli in versione politica e non economica, grazie! Un solo piccolo appunto: nell’articolo manca il nome del capo del Governo che sta orchestrando da qualche anno questa funesta destabilizzazione: Barack Obama. È sempre bene ricordarlo, perché i media non perdono occasione di attribuire ai Bush (padre e figlio) tutti i problemi del mondo… Attendo con interesse la prossima puntata.