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FINANZA E POLITICA/ Riforma Bcc: in Parlamento pronto il freno alle "fughe"

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Il leader del Credito Cooperativo, Alessandro Azzi  Il leader del Credito Cooperativo, Alessandro Azzi

Il linguaggio è tecnico-burocratico, da "normificio" parlamentare, ma la riforma delle Bcc è oggi al crocevia dell'agenda politico-economica nazionale. È al centro di un confronto serratissimo che ha almeno tre profili di primo livello: 1) il premier Renzi l'ha presentata come principale risposta attiva del sistema-Italia alla "questione bancaria" riesplosa dopo i quattro dissesti di novembre e il successivo scontro istituzionale con la Ue; b) la riforma - nello snodo controverso sulla possibilità di una Bcc di non aderire al gruppo unico o addiritturaa di "fuggire" dal comparto - ha riproposto la preferenza di fondo del centrosinistra renziano per l'indebolimento dei "corpi intermedi" del Paese come certamente sono il Credito cooperativo e in generale la cooperazione italiana di ogni colore; c) nel merito, la way-out inserita all'ultimo nel decreto - e apertamente contestata da Federcasse - appare inequivocabilmente cucita sulle esigenze di un manipolo di Bcc toscane, vicinissime al premier: quella di Cambiano (dov'è dirigente il padre del sottosegretario alla Presidenza, Luca Lotti); e quella del Chianti, protetta da Lorenzo Bini Smaghi (ora fra l'altro candidato renziano a governatore della Banca d'Italia) e salvatrice del Credito cooperativo fiorentino, fallito sotto l'ala di Denis Verdini.

Qualunque sarà il compromesso sulla way-out della riforma Bcc - perché compromesso sicuramente sarà - sarà un misuratore attendibile della temperatura politico-economica assoluta del Paese. Azzi ha già preannunciato per il mese di maggio (ormai meno di 80 giorni) la presentazione del piano "Gruppo Bancario Cooperativo": il "Credit agricole italiano" che lo stesso Renzi ha fatto oggetto di "effetti-annuncio". I principali player del Credito cooperativo nazionale (Federcasse, Iccrea Holding, Cassa Centrale di Trento, Bcc di Roma, ecc.) hanno già ufficializzato scelte virtualmente irreversibili: il "Credito cooperativo 3.0" - dal loro punto di vista - si farà. Anzi: si sta già facendo, lungo le linee raccomandate il governo un anno fa, sollecitando l'autoriforma e soprattutto il Gruppo unico, il superamento del gioco dei "piccoli banchieri". Se ora il Governo ci ha ripensato per garantire piccoli salvacondotti a banche che distano pochi chilometri dalla sede dell'ex Banca Etruria, giudichi il Parlamento. Certamente, poi, giudicherà la Commissione Ue, che a metà 2015 ha dettato a Roma la riforma della Bcc. E poi - per statuto condiviso dal governo italiano - giudicherà il Single Supervising Mechanism della Bce, il cui presidente è Mario Draghi.

(Prossimo round: domani in Senato, Commissione Finanze e Tesoro, indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano. Convocati: Azzi, il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli e quello di AssoPopolari, Corrado Sforza Fogliani)

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COMMENTI
07/03/2016 - Alzare il capitale a 1 miliardo (Carlo Cerofolini)

E se, per tagliare la testa al toro, oltre le clausole prevista da Bankitalia si alzasse a un miliardo il capitale minimo di una Bcc per uscire e trasformarsi in Spa?