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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Riforma Bcc: in Parlamento pronto il freno alle "fughe"

Dopo il primo round in commissione, prendono forma le modifiche al decreto di riforma delle Bcc: vincoli stretti alla "fuga" dalla cooperazione. Di ANTONIO QUAGLIO

Il leader del Credito Cooperativo, Alessandro Azzi Il leader del Credito Cooperativo, Alessandro Azzi

«L’attuale formulazione della clausola di non adesione al Gruppo Bancario Cooperativo da parte di una Bcc necessita di essere rivista al fine di garantire la libertà di opzione nell’adesione al Gruppo, ma nel rispetto dei princìpi fondanti la mutualità e la cooperazione, evitando rischi di eccezioni sul piano della costituzionalità e della coerenza con le normative europee. Federcasse chiede: a) che venga salvaguardato il principio di indivisibilità delle riserve (costituenti un patrimonio intergenerazionale, non appannaggio dell’attuale generazioni di soci) nell’ambito dell’unicum rappresentato da una cooperativa a mutualità prevalente che esercita l’attività bancaria; b) che vengano apportate le opportune modifiche in modo tale da garantire la coerenza delle “clausole di non adesione” che verranno previste nel provvedimento definitivo con quanto disposto dall’articolo 17 della legge 388/2000, che reca una norma di interpretazione autentica sull'inderogabilità delle clausole mutualistiche da parte delle società cooperative e loro consorzi; c) che comunque, nel denegato caso non si volesse rinunciare a soluzioni derogatorie a quanto sopra, queste ultime dovrebbero essere eccezionali e dovrebbero fare riferimento a una data precisamente individuata e legata al momento di definitiva conversione in legge del presente Decreto (in modo particolare se la deroga venisse condizionata all’esistenza di un dato quantitativo dimensionale)». (Alessandro Azzi, presidente Federcasse, in audizione in Commissione Finanze della Camera, il 29 febbraio scorso sul decreto di riforma del Credito cooperativo).

«Viene condivisa l'esigenza di lasciare una libertà di scelta a chi non vuole aderire al gruppo», racconta Sanga, confermando che non ci si può aspettareuna marcia indietro rispetto alla way-out approvata dal Consiglio dei ministri del 10 febbraio, anche se il testo si può migliorare. (Il Sole 24 Ore di ieri, citando Giovanni Sanga, deputato Pd relatore al decreto Bcc).

Un'ipotesi migliorativa e risolutiva al nodo way out può essere «il conferimento dell'azienda bancaria in una spa, ferma restando l'indivisibilità delle riserve e la conferma delle clausole mutualistiche nella coop conferente, oltre alla ridetermina-zionedell'oggetto sociale della coop, nonché la previsione di norme che almeno in una fase iniziale mantengano la spa nell'ambito del controllo delle imprese cooperative al fine di evitare manovre speculative». Così il presidente della Confcooperative, Maurizio Gardini, che in un'intervista ha concretamente prospettato che a una Bcc che a una certa data - ad esempio il 31 dicembre 2015, come suggerito da Bankitalia - abbia più di 200 milioni di patrimonio e lo riscatti pagando l'imposta del 20%, ma ad alcune precise condizioni. La prima e principale è l'obbligo di conferire l'attività bancaria in una Spa che resti sotto il controllo dalla coop conferente, la quale mantenga in capo a sé le riserve indivisibili.


COMMENTI
07/03/2016 - Alzare il capitale a 1 miliardo (Carlo Cerofolini)

E se, per tagliare la testa al toro, oltre le clausole prevista da Bankitalia si alzasse a un miliardo il capitale minimo di una Bcc per uscire e trasformarsi in Spa?