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Notizie Mps/ In Borsa chiude a -4,73%. Codacons contro la quotazione in Borsa della Banca Popolare di Vicenza

Pubblicazione:lunedì 7 marzo 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 7 marzo 2016, 17.36

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MPS NEWS (aggiornamento delle ore 17:35) Piazza Affari termina la giornata con un -1,2% e Mps chiude a -4,73%, sopra i 53 centesimi ad azione. Il Codacons ha chiesto alla Consob di vietare la quotazione in Borsa della Banca Popolare di Vicenza. Inoltre, l'associazione dei consumatori ha anche depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere il sequestro di una somma pari al valore delle azioni della banca veneta detenute dalla clientela retail, questo perché spesso i funzionari chiedevano, in cambio della concessione di prestiti o di mutui, di diventare soci o di acquistare azioni della banca stessa. MPS NEWS (aggiornamento delle ore 15:45) Con Piazza Affari ancora in rosso Mps cede il 5,1%, salendo sopra i 53 centesimi. Per Carige anche Gabriele Volpi, patron dello Spezia Calcio, ha presentato un sua lista per il rinnovo del Cda, con l'appoggio della famiglia Spinelli. Della lista farebbero parte i nomi di Claudio Calabi, Elena David, Alberto Mocchi, Sara Armella e Giuseppe Pontremoli. MPS NEWS (aggiornamento delle ore 12:00) Piazza Affari amplia le perdite e Mps cede il 6,2%, scendendo sotto i 53 centesimi ad azione. Vittorio Malacalza è già al lavoro per elaborare un nuovo piano industriale per Carige. Lo scrive Affari & Finanza, l'inserto economico di Repubblica, spiegando che le linee guida principali riguarderanno il rafforzamento del patrimonio e una politica commerciale aggressiva, soprattutto per far tornare la banca ligure a far da riferimento al settore per il trasporto navale. MPS NEWS (aggiornamento delle ore 9:10) Piazza Affari si muove in rosso e Mps cede l'1,5%, sotto i 56 centesimi ad azione. Affari & Finanza, l’inserto economico di Repubblica, dedica un articolo agli effetti dell’introduzione del bail in Italia, spiegando che da novembre, quando i cittadini hanno capito i rischi portati dalla nuova normativa sulle crisi bancarie, hanno cominciato a spostare denaro (si parla di una massa da 50 miliardi di euro) da strumenti e banche percepiti come più fragili a quelli più solidi. Chi aveva quindi una buona reputazione è riuscito ad aumentare i propri clienti e le masse gestite, come nel caso di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Poste Italiane, Azimut, Banca Generali, Fineco e Banca Mediolanum.



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