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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Grecia spacciata, ecco le nuove prove

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In questo contesto va poi a inserirsi la durissima protesta sociale contro le riforme che l’Europa impone al governo Tsipras, con gli agricoltori in prima linea, visto che oltre alle pensioni il governo si appresta ad aumentare la fiscalità del settore agricolo di oltre cinque volte, arrivando al 26%. Ma il malcontento sembra pronta a dilagare e se anche fino al luglio prossimo non ci sono scadenze di rimborsi (la prima sarà di 3,5 miliardi, ovvero la solita partita di giro di soldi che partono da Bruxelles destinazione Atene per ritornare Bruxelles o Washington o nelle banche tedesche e francesi), i soldi in cassa per stipendi e pensioni sono sufficienti fino a giugno: la storia infinita della crisi ellenica è ormai una tragica farsa. Perché stretta com’è dalla crisi imposta strumentalmente e volontariamente dall’Ue, la Grecia non riesce a ripartire, anche però per colpe proprie.

Prendiamo un esempio semplice, quotidiano: il mancato introito fiscale su tre beni che sono normalmente una manna per fare cassa, ovvero sigarette, benzina e alcolici. Per le strade del centro di Atene, infatti, dilaga la vendita di sigarette di contrabbando di marca Rgd al prezzo di 1,50 euro al pacchetto e 12 euro per la stecca, meno della metà del costo di Marlboro o delle molto diffuse Prince: «Il commercio di sigarette di contrabbando e di tabacco sfuso illecito sta portando via al governo entrate significative ogni anno, soldi che potrebbero essere usati per pagare le pensioni, i salari e il welfare. Così facendo, si crea un buco nelle entrate pubbliche enorme e saranno chiamati i cittadini a colmarlo», ha dichiarato Iakovos Kargarotos, vice presidente della filiale greca della Philip Morris International. Stando a dati ufficiali, ogni anno sono vendute in Grecia oltre 4 miliardi di sigarette di contrabbando: calcolando un 85% di tasse su ogni pacchetto da 20, soltanto il pagamento del duty avrebbe garantito circa 670 milioni di euro di entrate annuali, un ammontare superiore all’aumento dei contributi pensionistici che ha scatenato l’ultima ondata di proteste di piazza.

Le sigarette di contrabbando arrivano da Cina, Egitto e Pakistan e raggiungono il Paese attraverso quelle che chiamano le ghost ships, le navi fantasma: di fatto, Atene è il maggiore hub europeo per il contrabbando. Inoltre, alcuni coltivatori vendono il tabacco in foglie direttamente ai consumatori in nero, spesso utilizzando anche Internet, a circa 25 euro al chilogrammo. Calcolando che la Grecia ha il più alto numero di fumatori al mondo, record che le costa 3 miliardi l’anno fra trattamenti sanitari e ore lavorative perse, capite che ciò che pare come un’appendice del problema, ne è invece il cuore pulsante: la gente è impoverita e per non rinunciare ai vizi compra dal contrabbando, recando un danno alle casse pubbliche che poi è chiamata essa stessa a sanare in un circolo vizioso mortale. Lo Stato? Pensate che abbia mezzi e uomini per stroncare un racket di questo genere, al netto dei tagli?

Stando a uno studio Nielsen, nonostante il costo delle sigarette in Grecia sia quello più basso dell’intera Ue, oltre il 20% di quelle in circolazione sono contraffatte, di contrabbando o comunque non tassate dal monopolio. Stesso discorso per l’alcool: ogni anno in Grecia vengono consumati circa 24 milioni di litri di tsipouro, simile alla grappa, prodotto clandestinamente e non tassato, una perdita per lo Stato di almeno 200 milioni di euro l’anno: calcolate che il governo ora vuole racimolare 600 innalzando ancora i contributi pensionistici e capite da soli le proporzioni di quello di cui vi parlo.