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SPY FINANZA/ Grecia spacciata, ecco le nuove prove

Pubblicazione:lunedì 7 marzo 2016

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La Grecia è spacciata. E si tratta di settimane, forse pochi mesi. La scorsa settimana vi ho parlato delle dichiarazioni rilasciate dall’ex governatore della Bank of England, Mervyn King, riguardo la politica deliberata di distruzione dell’economia ellenica da parte delle elite europee, oggi invece vi dico che quel progetto sta arrivando a compimento con l’approssimarsi del combinato congiunto di crisi economica interna, esposizione debitoria esterna e contraccolpo sociale dell’emergenza profughi. Il timing perfetto, tutto va a unirsi come le tessere di un mosaico. Solo nel mio articolo del 15 febbraio scorso dedicato proprio alle condizioni di Grecia e Portogallo, vi facevo notare come l’Athex General Index della Borsa ellenica fosse ai minimi da 25 anni, avendo perso da inizio anno il 30,7%. Bene, ora guardate il grafico a fondo pagina: ci mostra come venerdì scorso la Borsa di Atene si addirittura entrata in mercato del toro, avendo guadagnato il 32% in 3 settimane! Come potete notare, un’esuberanza del genere l’avevamo già notata nel periodo settembre-ottobre dello scorso anno e subito dopo non è andata a finire bene.

Qui non si tratta di cicli borsistici, qui si tratta del grande banchetto finale: si è entrati ai minimi da 25 anni, comprando a prezzi stracciati, si è sfruttato il rally innescato dalle promesse della Bce e dalle attese per il G-20 di fine febbraio e si è spolpato del tutto l’osso. Ora, restano le briciole e a quei prezzi sono decisamente care, costano come fossero foie gras al netto del loro valore intrinseco e del sottostante. Il problema è che oggi una nuova maxi-correzione al ribasso come quella occorsa tra fine ottobre e novembre 2015 andrebbe a sommarsi a tensioni sempre più grandi a livello economico interno e alla potenziale esplosione della situazione ai confini.

E se sarà crisi umanitaria, si schianterà anche il turismo, l’unica dinamo positiva del Pil greco dai tempi della prima crisi del debito. È sarà default, senza nemmeno dover attendere scadenze di pagamento del debito estero. Oggi sapremo qualcosa di più, visto che è in programma il vertice tra Ue e Turchia proprio sulla questione migranti ma c’è poco da sperare. Ankara, come al solito, sta usando l’arma del ricatto e chiede oltre ai soldi (3 miliardi già deliberati) anche l’eliminazione del visto per i cittadini turchi che vogliono entrare nell’Ue. Di fatto, un passo formale verso un ingresso dalla porta di servizio nell’Unione. Se Bruxelles non cederà al ricatto, la Turchia sarà pronta ad aprire i confini con Bulgaria e Grecia, innescando un doppio canale di emergenza attraverso Balcani e Mediterraneo. Atene non sarà in grado di gestire il flusso inarrestabile e sempre maggiore di persone, visto che solo da inizio anno ha già dovuto affrontare l’arrivo di 111mila persone ed è alle soglie del collasso.

La risposta dell’Ue, la quale ha anche la sfacciataggine di chiedere alla Grecia gli hot spots e i riconoscimenti? Settecento milioni di euro in tre anni, trecento dei quali per l’anno in corso: insomma, la carità. In compenso, la Troika (Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale) ha informato i ministri delle Finanze Ue sullo stato di avanzamento delle discussioni con Atene, ponendo duramente l’accento sulla riforma delle pensioni necessaria per onorare la prima conditio sine qua non posta al programma di aiuti da 86 miliardi di euro siglato la scorsa estate. La riforma annunciata a gennaio prevede la riduzione da 2.700 a 2.300 euro degli assegni più alti e un taglio del 15% sulle pensioni minime, che scenderanno a 384 euro. Insomma, una situazione potenzialmente esplosiva cui va ad unirsi il processo di ricapitalizzazione delle banche, per cui verranno stanziati circa 15 miliardi di euro: nessuno si stupisca, quindi, del fatto che lo spread greco contro il Bund sia schizzato nuovamente sopra quota 1000 punti base, ai massimi dallo scorso agosto.

 


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