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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Così la speculazione "muove" il prezzo del petrolio

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È anche vero che l'Opec stessa ha cambiato atteggiamento: c'è un accordo di massima con la Russia e altri Paesi per congelare l'output sui livelli di gennaio, ma scordatevi assolutamente che si possa arrivare a un taglio produttivo. Per un paio di motivi, pratici e non teorici: l'Iran ha cominciato a tradurre in realtà le ambizioni di un ritorno sul mercato, visto che?domenica Teheran ha inviato in Europa il primo carico di greggio dal 2012, quando erano entrate in vigore le sanzioni. A riceverlo è stato una raffineria spagnola, ma presto - quasi sicuramente - anche gli altri clienti, tra cui l'Italia, torneranno a rifornirsi dagli iraniani. E se i sauditi continuano a inviare petrolio scontato per il mercato europeo nei porti polacchi, nel tentativo di rubare quote di mercato ai produttori russi, proprio ieri è arrivata un'altra doccia fredda per chi pensa che sia ora di scommettere sul rialzo dell'oro nero. 

Anas al-Saleh, ministro del petrolio del Kuwait, ha infatti dichiarato quanto segue alla Reuters: «Se non ci sarà un accordo organico in sede Opec, io andrò avanti a tutta forza. Ogni barile prodotto verrà venduto». Questo calcolando che l'Iran ha bisogno di altri 9-12 mesi per arrivare al regime di piena produzione pre-embargo e che, quindi, non si potrà parlare di accordo su un taglio della produzione prima del 2017 inoltrato, a meno che uno dei Paesi Opec o la Russia non vada prima in default. E attenzione, perché il Kuwait pesa e non poco. Il piccolo Paese del Golfo, infatti, attualmente produce 3 milioni di barili di greggio al giorno, casualmente proprio il livello di sovrafornitura a livello globale giornaliero del mercato: i siti di stoccaggio PADD1, 2 e 3 sono già pieni, ma il petrolio in eccesso viene stoccato su navi, lungo le pipeline, sui treni o re-esportato in Europa. È guerra, tra gli algoritmi dei brokers che vanno lunghi sul petrolio di carta, quello che non viene mai consegnato, e i produttori, quelli che invece sono pronti anche a riempire di petrolio tutte le piscine del proprio Paese pur di non cedere quote di mercato. 

Non a caso, proprio la Goldman Sachs, giubilata per la previsione sbagliata, l'altra notte ha pubblicato un report a firma di Jeff Currie nel quale l'attuale rally delle materie prime veniva definito «non sostenibile», invitando nel contempo a vendere petrolio. Per capire poi cosa sta accadendo davvero, basta leggere la stampa specializzata del settore: la mancanza di siti di stoccaggio e l'aumento della politica di contango sta facendo impazzire il mercato delle strutture di contenimento in mare e, peggio ancora, sta facendo variare le tratte delle navi, allungandole di proposito per tenere il petrolio il più possibile fuori dal mercato. 

È guerra, perché quando il contango sale, molti partecipanti di mercato comprano distillati sullo spot market, noleggiano vascelli, stoccano il prodotto e attendono tempi migliori in futuro - a livello di valutazioni - per vendere a profitto. Attualmente sono tantissimi i vascelli al largo della costa di Gibilterra e dell'area Ara che stoccano petrolio, restando fermi pur al netto dei costi di noleggio e mantenimento. Mentre questa mappa ci mostra come molti cargo da Medio Oriente e India oggi utilizzino la tratta più lunga, passando dal Capo di Agulhas, per arrivare in Europa invece che passare dal Canale di Suez in Egitto: quest'ultimo viaggio si completa in 15-20 giorni, la tratta utilizzata attualmente per guadagnare tempo e "nascondere" il petrolio fra i 30 e i 40 giorni. Follia figlia della sovraproduzione da mal-investment garantita dal denaro a costo zero di Fed e altre banche centrali, tutto qui. 

 


COMMENTI
09/03/2016 - Circumnavigare l'Africa costa meno (Moeller Martin)

Non è una questione di speculazione, ma di costi. Se le petroliere iniziano solo ora ad evitare il canale di Suez, le navi container lo fanno non solo in gran numero è già da diversi mesi, ma evitano pure il canale di Panama. Il motivo sono i costi: il passaggio da Suez per una porta container costa mediamente 465.000 US$, quello da Panama 320.000 US$. Una nave che fa la spola tra Singapore e Rotterdam, risparmia 19.000.000 US$ all'anno a tratta, quindi 38 millioni se circumnavigano sia all'andata che al ritorno. Un bel risparmio se si considera che il tempo impiegato extra è di soli 3-4 giorni a tratta per una nave container, che diventano 15 per una petroliera. Per più dettagli : http://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/oelpreis-billiges-oel-macht-seewege-von-1860-wieder-attraktiv-a-1081047.html