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SPY FINANZA/ Così la speculazione "muove" il prezzo del petrolio

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C'è poi, come anticipato, il cancro delle finanza speculativa, quella che con il petrolio fa soltanto soldi scommettendo sulle fluttuazioni dei prezzi, ma che del prodotto finito e reale si disinteressa: basterebbe mettere una quota fissa di obbligo di consegna sui contratti futures e voglio vedere quanti hedge funds sarebbero pronti a noleggiare magazzini, pur di speculare. Ma questo sarebbe un mondo normale, un mondo giusto, mentre quello in cui viviamo vive solo di tendenze e ora questo mood è diventato, quasi per scommessa contrarian di massa verso la realtà macro, rialzista. E non solo sul petrolio, su tutte le materie prime: dall'oro al ferro. 

Peccato che se da un lato si cerca soltanto profitto attraverso gli short squeeze, ovvero quando c'è un eccesso di posizioni al ribasso, basta un refolo da un Paese produttore per innescare un aumento e quindi una corsa alla chiusura forzata di posizioni che genera effetto moltiplicatore alla salita dei pezzi; dall'altro si vuole nascondere, mimetizzandolo tra le altre commodities, il rally dell'oro, questo sì giustificato in quanto bene rifugio, soprattutto in un mondo dove le Banche centrali puntano sempre di più alla limitazione del contante e dove l'oro fisico è pochissimo rispetto alle scommesse cartacee dei soliti speculatori al Cme di Chicago. Come si sa i rialzi alimentano ulteriori rialzi, a maggior ragione su piazze sempre più frequentate da fondi algoritmici, per cui i fondamentali non hanno alcun valore. 

Le posizioni nette lunghe sul Brent sono ai massimi da quando l'Ice ha cominciato a diffondere le statistiche nel 2011:?nella settimana conclusasi l'1?marzo si è arrivati a 342.460 contratti, tra futures e opzioni, con un aumento di 21.171. Un'analoga migrazione verso scommesse rialziste è in atto anche al Nymex, dove il Wti ieri si è spinto fino a superare 38 dollari al barile:?le posizioni nette lunghe in questo caso sono solo ai massimi da novembre, ma in una settimana quelle short si sono ridotte del 15%, il ritmo più veloce da aprile 2015. Insomma, parliamoci chiaro: non è un rally da fondamentale, è un rally da copertura obbligata delle posizioni short autoalimentante, è solo speculazione da algoritmo. 

Ieri, poi, è giunto il dato del crollo dell'export cinese, -25% a febbraio e leggendo bene i valori sottostanti dovrebbe far riflettere il -3,7% del dato di vendita di veicoli, uno dei driver della domanda di carburanti e quindi di petrolio. Con un mercato come quello cinese in netto rallentamento, non solo di consumi ma anche a livello industriale, è compatibile un aumento dei prezzi del petrolio che non sia riconducibile a speculazione pura? Ve lo dico io, no. 



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COMMENTI
09/03/2016 - Circumnavigare l'Africa costa meno (Moeller Martin)

Non è una questione di speculazione, ma di costi. Se le petroliere iniziano solo ora ad evitare il canale di Suez, le navi container lo fanno non solo in gran numero è già da diversi mesi, ma evitano pure il canale di Panama. Il motivo sono i costi: il passaggio da Suez per una porta container costa mediamente 465.000 US$, quello da Panama 320.000 US$. Una nave che fa la spola tra Singapore e Rotterdam, risparmia 19.000.000 US$ all'anno a tratta, quindi 38 millioni se circumnavigano sia all'andata che al ritorno. Un bel risparmio se si considera che il tempo impiegato extra è di soli 3-4 giorni a tratta per una nave container, che diventano 15 per una petroliera. Per più dettagli : http://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/oelpreis-billiges-oel-macht-seewege-von-1860-wieder-attraktiv-a-1081047.html