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DIETRO IL CASO REGENI/ Qualcuno è pronto a "far le scarpe" (ancora) all'Italia

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I principali contratti di costruzione civile in Libia sono/erano in mano ad aziende italiane. La Francia, per esempio, che ha fatto questo favore enorme alla Comunità internazionale liberando la Libia, ora in parte in mano all'Isis, e da cui ora parte una mezza "invasione di profughi" verso le coste italiane è la stessa che consegna la legione d'onore ai principi sauditi per i meriti contro la guerra al terrorismo e che vende armi a man bassa a stati arabi a cui forse non sarebbe il caso di vendere neanche le fionde. È la stessa Francia che di fatto chiude le frontiere con la Liguria rispedendo indietro i migranti. 

Torniamo all'Egitto. L'inglese Bp sta sviluppando un campo di gas, nel delta del Nilo, che conta un sesto di quello scoperto da Eni e che richiede investimenti per dodici miliardi di dollari. Bp ha più dell'80% del campo e non pare particolarmente sconvolta e neanche turbata per le condizioni politiche egiziane o per le sorti dei cittadini europei. Un conto è sospendere dei voli, un conto è rinunciare a contribuire, dietro compenso si intende, allo sviluppo economico e strategico egiziano con tutti i dividendi economici e di relazione che questo comporta. Non ci risulta che qualcuno in Inghilterra abbia seriamente proposto che Bp interrompa le relazioni con l'Egitto. 

Ora, l'Italia che, con Eni, unica riusciva a stare in Libia prima dell'intervento "umanitario" anglo-francese fa una mega scoperta in Egitto che risolve a tutti tantissimi problemi e che la rende protagonista nel Mediterraneo, ma purtroppo le "va male" un'altra volta a causa della terribile sorte capitata al povero Regeni. Subito si invoca di tenere la schiena dritta perché non ci sono solo i soldi e il gas, anche se poi a casa siamo in 60 milioni a pretendere di accendere la lavastoviglie o la lavatrice o il forno tutte le sere, avere la casa riscaldata d'inverno e possibilmente raffreddata d'estate a costi decenti. Ma non è questo il punto. Il fatto è che le coincidenze in un giallo che sembra uscito dalla peggiore puntata di "Chi l'ha visto?" sono davvero troppe per risolvere il tutto dando la colpa al maggiordomo che tra l'altro non si capisce cosa abbia da guadagnare. Pare che le buone inchieste giornalistiche debbano "seguire i soldi" (follow the money), ma in questo caso seguire i soldi fa fare tante domande scomode. 

A proposito, la derelitta Italia deve ancora avere qualche santo in Paradiso. Prima tra tutti i Paesi occidentali è andata in Iran a presentarsi con le proprie aziende per offrire il proprio sistema alla ricostruzione che verrà fatta a colpi di decine di miliardi. L'Italia, e il suo sistema, in un modo o nell'altro dall'Iran non sono mai andate via e oggi vantano un credito infinito. La Francia, per esempio, che ha fornito armi e molto altro, ai nemici dell'Iran e ha fatto di tutto per evitare la fine delle sanzioni, probabilmente oggi non è esattamente in prima fila. Insomma, l'Italia ha ancora oggi un apparato industriale in grado di renderla un partner commerciale appetibile per chi cerca lo sviluppo; ha un sistema finanziario ricco di risparmio che può incanalare investimenti per la ricostruzione e lo sviluppo; ha sempre avuto un approccio collaborativo che le ha consentito di sviluppare relazioni che altri non potrebbero neanche accennare; il limitato peso politico la rendono un partner molto meno indigesto. Dove non si arriva con la bravura e ci si fa battere inspiegabilmente dalla provinciale si arriva però con le bombe e poi con il "soft power".