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DIETRO IL CASO REGENI/ Qualcuno è pronto a "far le scarpe" (ancora) all'Italia

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Dopo il caso Libia, i "leaks", le mail e le conversazioni finite sui giornali vari non siamo neanche preoccupati di essere accusati di dietrologia perché ormai è storia; e se c'è qualcuno che ancora dice di credere alle panzane propinate sull'intervento umanitario è già da un pezzo malafede sicura. La domanda scomoda è questa: siamo proprio sicuri che non ci sia qualcuno che abbia molto da guadagnare se l'Italia rompe con l'Egitto? È una domanda interessante perché sappiamo già chi e perché voleva che l'Italia rompesse le relazioni con la Libia.

P.S.: A due settimane dal referendum sulle trivelle Eni finisce in mezzo alle indagini. Non sia mai che l'Italia si autoproduca il suo petrolio e che ci alimenti le sue raffinerie con cui si pagano stipendi italiani. In ogni caso si indaga su Total e Tempa rossa e si chiudono gli impianti dell'Eni. Alimenteremo gli stabilimenti balneari con il carbone oppure venderemo caldissime coca cole a chilometri zero perché i frigo, si sa, consumano. Scordiamoci gelati e ghiaccioli e i turisti arriveranno solo in bicicletta. 

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