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RCS/ Cairo, l'"editore puro" che ha violato (per ora) 2 tabù

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Quando è entrato in politica, 22 anni fa, Silvio Berlusconi aveva 58 anni. La stessa età che ha oggi Urbano Cairo. Già questa coincidenza va salutata positivamente. Ventidue anni fa l'Italia perse un editore puro cinquantottenne — autore, simpatico o meno che stia a ciascuno, di una straordinaria avventura imprenditoriale che lo aveva già reso un "tycoon" della televisione — che entrando in politica si "contaminò".

Oggi, l'Italia può acquistare un editore puro, anche lui cinquantottenne, determinato a rilanciare al massimo livello possibile, con l'acquisizione del Corriere della Sera, la propria sfida imprenditoriale, iniziata da zero e con un successo eclatante appena venti anni fa, nel gennaio del 1996, ottenendo dall'allora amministratore delegato della Rcs Claudio Calabi un'opportunità molto sfidante, la raccolta pubblicitaria di un periodico storico del gruppo, Oggi, e dei neonati settimanali Io Donna e TvSette. Come dire: dalla Rizzoli è partito il Cairo imprenditore, alla Rizzoli ritorna.

E attenzione: è possibilissimo, come giustamente segnalava ieri sul sussidiario Gianni Credit e come pensano molti analisti finanziari, che Cairo punti ad acquistare tutta la Rcs per poi rivenderne alcuni pezzi e tenersi solo la Gazzetta, sinergica con il suo Torino Calcio. Ma chi lo conosce bene giura, ed è disposto a scommettere, che invece voglia e possa tener tutto. Come del resto ha sempre fatto — fino a ieri, cioè alla cessione di Premium, che però non ha fondato lui — il suo maestro e scopritore Silvio Berlusconi.  

Quel che giustamente Calabi nel '96 temeva che la rete pubblicitaria del gruppo non avrebbe saputo o voluto vendere, abituata com'era a vendere facilmente le "corazzate" del Corriere della Sera e della Gazzetta dello sport, divenne oro liquido nelle mani di Cairo. Io donna, Tv Sette e poi Sette, e Oggi naturalmente, divennero galline dalle uova d'oro. Fruttarono bene, anzi benissimo. E così, dopo tre anni di superlavoro "conto terzi", Cairo compì il passo decisivo: divenne editore in proprio, acquistando nel '99 un gruppo piccolo ma qualificato e blasonato, la Giorgio Mondadori Editore, con una prima piccola rivincita sull'azienda che aveva lasciato, da amministratore delegato: la Mondadori pubblicità…

Chi avesse in mente, come prototipo dell'editore puro, le figure classiche di Arnoldo Mondadori o Angelo Rizzoli, licenza elementare il primo, addirittura "martinitt" il secondo, divenuti magnati della cultura italiana; chi mitizzasse la figura dell'editore che va a cena con Hemingway e a pranzo con Truman Capote; chi evocasse come prototipo dell'editore il talent-scout degli scrittori underground, è fuori strada nel caso di Cairo. Lui è innanzitutto un imprenditore, un imprenditore della vendita, con un finissimo fiuto per i gusti del grande pubblico e un talento naturale per la pubblicità. Ha certamente una sua cultura, legge di tutto, ma non è e non sarà mai né un fine dicitore né un personaggio del cerchio d'oro della cultura letteraria blasonata italiana. E' un operativo, tende a decidere tutto, entrando nel merito dell'arredamento degli uffici come delle scelte più minute del suo gruppo, da vero imprenditore fondatore.


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